7 ottobre 2011: dalla parte degli studenti

Quella che, a cominciare dal 19 settembre, ha aperto i battenti a quasi 8 milioni di studenti è una scuola con meno insegnanti, meno presidi, meno bidelli e meno ore di lezion e. Agli 8 miliardi tagliati nel 2008 si sono sommati quelli della “manovra estiva”. Al suono della campana d’inizio mancano 9.245 insegnanti nella sola scuola primaria e altri 8.959 nella scuola secondaria che si sommano ai 68mila docenti e ai 30mila tecnici-amministrativi già lasciati a casa nei due anni precedenti. Più di 130mila posti di lavoro persi in tre anni. Un massacro. Adeguare la realtà scolastica ai numeri decisi dal ministero dell’Economia non è stato semplice e ha comportato di fatto una riduzione dell’offerta formativa e delle ore di lezione in ogni ordine e grado. Agli studenti con handicap non sono garantite le ore di sostegno di cui avrebbero bisogno e le classi ormai sono diventate pollai, con punte che arrivano fino ai 35 alunni per aula. Nella scuola primaria, il tempo pieno di fatto non esiste più. Al suo posto ci sono i salti mortali di insegnanti e presidi per coprire le 40 ore settimanali che le famiglie continuano a chiedere. Nella scuola secondaria non va meglio: il taglio più feroce è quello che si è abbattuto sugli istituti tecnici e professionali costretti a sacrificare le ore di laboratorio. Mentre nei licei, dove sono state tagliate in media dalle 2 alle 3 ore a settimana (ma con punte fino a 7, come al linguistico), è stato cancellato di fatto ogni margine per le sperimentazioni, nate per rispondere alle necessità dei territori. Non basta: all’appello di inizio anno mancano anche 2500 presidi sostituiti da altrettanti “reggenti” che dovranno fare la spola tra la loro vecchia scuola e quella del collega venuto meno con i pensionamenti. Per concludere questo triste quadro, sono stati ridotti drasticamente i fondi per l’ampliamento dell’offerta formativa e con i tagli agli enti locali si sacrificano l’edilizia scolastica e la messa in sicurezza degli edifici con gravi rischi per gli alunni.
Tutto questo mentre l’Italia sta affrontando una grave crisi finanziaria, l’uscita dalla quale non può avvenire senza un investimento in capitale umano. Ciò dovrebbe portare a valorizzare le intelligenze, la creatività e l’inventiva dei più giovani che sono la parte più dinamica della popolazione e la più sensibile a interventi formativi. La strada intrapresa fin’ora da questo Governo è quella sbagliata. Che tipo di Paese saremo tra dieci-quindici anni, dipende in gran parte da quale formazione offriamo ai ragazzi: quando lo capiranno?

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