Consiglio visione: HUNGER

Strana coincidenza vuole che in un breve arco di tempo siano usciti nella sale cinematografiche 2 film molto forti. Uno è “DIAZ” di Daniele Vicari, l’altro è “HUNGER” di Steve Mc Queen. Entrambi i film hanno in comune una grande quantità di manganellate, ed entrambi alla fine ti lasciano un nodo in gola; ma mentre Diaz ci ricorda fatti terribili della nostra storia recente, Hunger racconta una storia che non tutti conoscono, e chi forse la conosceva ormai non se la ricorda più.
Il film è ambientato a Belfast nel 1981 e racconta la storia vera del rivoluzionario irlandese Bobby Sands e dei suoi compagni, imprigionati perché attivisti dell’IRA, il partito armato irlandese in lotta contro il dominio inglese. La storia del conflitto nord Irlandese è lunga e piena di violenza. Per dirne una su tutte: avete presente Sunday Bloody Sunday degli U2? Immagino di si, quello che però non tutti sanno è che la canzone parla appunto della “domenica di sangue”, giornata in cui l’esercito inglese sparò ad altezza d’uomo in una manifestazione a Derry in Irlanda del Nord, e morirono 14 persone.
In carcere, Bobby Sands e i suoi compagni passano quattro anni in condizioni disumane, vivendo in celle sudice e spoglie, fra continue percosse ed umiliazioni, con guardie carcerarie in tenuta antisommossa, manganellate furiose e sevizie corporali. Certe scene ricordano molto DIAZ, anche se qua i fatti non si svolgono nell’arco di 24 ore…
Nel così detto “blocco H” (nome derivante dalla forma dell’edificio carcerario) i detenuti mettono in atto forme di protesta come il rifiutare la divisa carceraria rimanendo nudi con la sola coperta (si dichiaravano prigionieri politici e non accettavano la divisa dei detenuti comuni), o la “protesta dello sporco”, che consisteva nello svuotare i propri orinatoi nei corridoi e nel dipingere le pareti della cella con le proprie feci.
Tutto questo fino a quando Bobby e 75 suoi compagni non decidono di iniziare uno sciopero della fame per ottenere il riconoscimento dello stato di detenuti politici.
Il loro sciopero della fame è ben diverso da quella forma di protesta in cui a volte si sono esibiti i Radicali italiani, i quali più che altro decidevano di mettersi a dieta per un po’, esso è “irrevocabile”: solo l’ottenimento dello status di “prigioniero politico” può farlo fermare. Non si parte a scioperare tutti assieme, prima parte uno, poi ogni due settimane parte un altro, morto uno gli altri lo sostituiscono, ad oltranza.

Le motivazioni politiche del gesto sono in realtà messe in secondo piano nel film, come del resto le motivazioni e il contesto del conflitto irlandese, che anzi non sono affatto toccate (e su cui io non voglio entrare). Quello che emerge dal film è la volontà di mostrare fino a dove può spingeresi la violenza umana (da entrambe le parti), e allo stesso tempo l’assoluta coerenza e tenacia di Bobby Sands e i suoi compagni.

Lo sciopero della fame di Bobby durerà per 66 giorni, fino alla sua morte. Nel film le scene del digiuno sono agghiaccianti: spasmi, piaghe, vomito di sangue, e sono accompagnate dalla registrazione originale delle parole di Margaret Thatcher, attualmente citata da molti come modello di virtù politiche, che dichiarava che mai il governo avrebbe ceduto a sentimenti di pietà (usa queste parole).
Bellissimo è il dialogo in cui Bobby comunica ad un amico prete la propria decisione di iniziare lo sciopero della fame. Entrambi repubblicani, ma con sensibilità diverse, dal dialogo fra i due emergono gli interrogativi che tutti ci porremmo di fronte a chi decide di sacrificare la propria vita. Il prete incarna tutti noi, con le domande e le obiezioni che istintivamente ci potremmo fare: “…ma la tua famiglia?”,”…tuo figlio?”, “l’utilità alla causa di un militante morto piuttosto che uno vivo?”, domande a cui Bobby Sands risponde con convinzione, confermando, domanda dopo domanda, la decisione presa, e si concludono con il bellissimo scambio di battute “E’ per questo che mi hai fatto venire fin qui. Avevi bisogno di dirlo ad alta voce? Non eri sicuro di te al 100 per cento? Eri in obbligo verso te stesso, forse?” “Si. beh sono sono solo un uomo”

Lo sciopero durò nel complesso oltre 7 mesi. Moriranno in 10, lasciandosi morire di fame uno dopo l’altro. Età media 25 anni. Il più giovane ne aveva 23.

 

 

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