Tobin tax e soliti noti

TTaxSe ne parla poco ma può essere un punto fondamentale dal quale ripartire: la Tobin tax. Non voglio fare un excursus sulla vita di James Tobin e sul suo pensiero economico; è invece necessario ricordare ciò che segue: il professore, nobel per l’economia nel 1981, aveva pensato ad una tassa che colpisse tutte le transazioni finanziarie mondiali, eccetto i titoli di Stato. La tassa sarebbe dovuta essere quasi impercettibile per ogni singolo transazione ma moltiplicata per i miliardi di scambi avrebbe dovuto portare ad un gettito doppio rispetto alla cifra necessaria per sconfiggere la povertà assoluta nel mondo. I titoli di Stato sono ovviamente esclusi in quanto posseduti da fette ampissime di popolazione e in quanto necessari per rifinanziare lo Stato stesso. La tassa dunque nasce con nobili scopi: servizi pubblici migliori e gratuiti, meno tasse sui redditi bassi ed altri storici cavalli di battaglia della sinistra. Tobin infatti si è sempre detto di sinistra e con la sua tassa intendeva colpire i grandi speculatori che non portano vantaggio alla collettività.

Oggi possiamo dire che la Tobin tax è un fallimento totale per due motivi: prima di tutto, dove è stata applicata i volumi di scambio sono diminuiti in maniera esponenziale, portando ad un gettito decine di volte inferiore dell’atteso. In secondo luogo, essa è applicata solo in pochi paesi perciò gli operatori e i fondi possono tranquillamente trasferirsi in altre borse. La prima soluzione è quindi quella di applicare la Tobin tax quantomeno a livello europeo. Questo però è impossibile a causa dell’ovvia avversione dell’Inghilterra. Come si può dunque pensare di applicarla a livello mondiale? Intanto in Italia ce la siamo sbrigata “all’italiana”. La Tobin tax è presente, siamo l’unico paese europeo ad applicarla, ma porta un gettito ridicolo: 350 milioni di euro all’anno. Inoltre non si pensi che a pagarla siano i miliardari, che si sono già trasferiti alla borsa di Londra o New York. Chi la paga sono i piccoli broker come mio padre che sostengono le piccole e medie imprese italiane con investimenti. Ricordiamo infatti che la finanza giusta, non quella della deregulation, non è il male assoluto ma semmai un bene assoluto. Le borse non sono solo quell’agglomerato di freddi numeri ma rappresentano la prima fonte di finanziamento per le imprese. Fare una guerra contro tutta la finanza è quindi come fare la guerra contro le nostre aziende. Bisogna invece combattere la finanza malata, fatta da computer e algoritmi che non porta alcun vantaggio alla collettività. In Italia l’introduzione della Tobin tax è stata proposta dal P.D. che ha voluto creare l’ennesima tassa inutile da dare in pasto al popolo. Ed emerge in questo punto una tendenza della sinistra italiana: tassare i cosiddetti “ricchi in pedalò”, cioè coloro che sono diventati ricchi per meriti propri e generalmente sono a capo di imprese che producono ricchezza e occupazione. Oberare di tasse questa categoria è quindi controproducente. Andrebbero invece colpiti i ricchi diventati tali perché appartenenti ad una certa famiglia e perché ereditieri di immense proprietà. Il tipo di tassa che li dovrebbe colpire si chiama patrimoniale, che eliminerebbe finalmente i privilegi nobiliari e corporativi che sussistono in Italia.

Voglio concludere però ricordando una sententia che sarebbe da riportare scritta in ogni circolo:  LA SINISTRA NON è CONTRO I RICCHI, è CONTRO LA POVERTà

Comments

comments

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

I commenti sono chiusi