Relazione Congressuale, 17 Gennaio 2015

IV Congresso dei

Giovani Democratici di Cesena

16 gennaio 2015

Care democratiche e cari democratici,

aprendo questo congresso sento la necessità di partire da un’ immagine: poco più di un mese fa a Roma, Factory365. Una grande sala gremita di giovani democratici che in decine di tavoli discutono delle più varie questioni. Ognuno con i propri interessi si mette in gioco, condivide le proprie opinioni e ascolta quelle degli altri. E proprio durante quell’iniziativa un importante segnale è giunto anche dal partito dei “grandi”. Per la prima volta da anni sottosegretari, ministri e dirigenti si sono seduti al tavolo con noi, ci hanno ascoltato e ci hanno esposto il loro pensiero. Per non parlare poi della straordinaria partecipazione del Presidente del Consiglio stesso. Sono ottimi segnali. Ma non basta. In un partito nel quale la discussione sembra ormai ridotta al minimo, i Giovani democratici possono e devono essere un pungolo continuo, trainare talvolta il Partito stesso. Perciò siamo convinti che il nostro Partito debba essere un soggetto politico pieno di contenuti e non un effimero quanto desolato comitato elettorale che si attiva solo per sostenere il candidato di turno. In questi mesi alla guida del Paese il Governo ed il Partito hanno messo in campo tante proposte. Dal Jobs Act al Patto Scuola, dai diritti alle politiche per la crescita, la carne al fuoco è tanta. E noi dobbiamo stimolare la discussione nel Partito a partire dalla giovanile stessa. Siamo forse gli unici che possono farlo.

Le recenti vicende ci dimostrano che nel Partito c’è un disagio sempre crescente, la base si sente abbandonata ed inutile agli alti gradi di Largo del Nazareno. Diceva Gianni Cuperlo proprio alla Factory365, che la distanza tra gli dei (istituzioni) e gli uomini sembra incolmabile, citando Omero, non a caso vissuto anch’egli in decenni di grande crisi identitaria e valoriale dell’uomo. La stessa equazione può essere applicata al Partito, nel quale sempre più iscritti si trovano disorientati e lontani dagli alti gradi che li dovrebbero ascoltare. La giovanile deve avere il ruolo di collegamento tra dei e uomini, poiché è chiaro che non siamo più solo il futuro ma ormai il presente del Paese e del Partito. E, attenzione, i giovani democratici non diventeranno una fabbrica di eletti nei vari organi istituzionali. La giovanile deve essere una palestra di politica e democrazia, non uno strumento da usare per ambizioni personali.

In questi anni ci siamo aperti alle altre associazioni del territorio (Rete degli Studenti, Amnesty International ed altre organizzazioni). Non lo abbiamo fatto per proselitismo, né tantomeno per aumentare il numero delle tessere. Abbiamo, invece, compreso che se la giovanile avesse voluto continuare a battersi per i giovani non avrebbe più potuto farlo con autoreferenzialità, senza collaborare con altre realtà. E’ qui che troviamo, infatti, la maggior parte dei nostri coetanei. Dal momento che le nostre iniziative riguardano tutta la popolazione giovanile, è giusto che la collaborazione sia più ampia possibile. Questo metodo si è dimostrato efficace sotto ogni punto di vista, anche sotto quello – non trascurabile – della partecipazione alla giovanile stessa, in particolare da parte di giovani che poco prima non erano nemmeno a conoscenza della nostra esistenza.

Queste collaborazioni ed aperture non vanno, però, a modificare gli ideali sulla base dei quali si riunisce la giovanile. Noi siamo e resteremo un’organizzazione politica e partitica. Non riteniamo nessuna delle ultime due parole un insulto, come ultimamente è facile affermare. Gli italiani sentono nella parola “partito” qualcosa di stantio e sventurato per il Paese.Noi riteniamo che il ruolo della politica non sia quello di seguire ad ogni costo i desideri di una parte dei cittadini. La politica deve saper prendere le decisioni. L’idea di smantellare i partiti è unicamente frutto di scelte demagogiche. Siamo consapevoli che i partiti come sono ora non funzionano e lavoriamo per dare il nostro contributo alla discussione sulla “forma partito”. Crediamo nella democrazia dei corpi intermedi che sappia riformare se stessa per essere sempre pronta alle nuove sfide che il mondo ci propone.

Nell’ultimo anno è nato un circolo dei Giovani Democratici anche a Cesenatico. Può sembrare incredibile, è possibile che in un momento di tale crisi politica e morale qualche giovane abbia la volontà di mettersi in gioco proprio in politica? Evidentemente sì, e siamo sicuri che tanti altri vorrebbero farlo. I ragazzi di Cesenatico hanno voluto reagire ad una Giunta di centro-destra che non li rappresenta e nel contempo partecipare al grande progetto dei Giovani Democratici. La nascita del circolo dei GD a Cesenatico può essere un nuovo inizio per la città e la collaborazione sarà strettissima. Organizzeremo, infatti, nei prossimi mesi iniziative comuni e faremo riunioni insieme. Il periodo iniziale è spesso il più duro per un’organizzazione, in particolare giovanile. Svanito l’entusiasmo, talvolta ci si ferma e l’organizzazione cade in una fase di stallo. Noi aiuteremo i Giovani Democratici di Cesenatico in ogni modo affinché crescano e mantengano sempre quell’entusiasmo che li ha caratterizzati fin dall’inizio.

Ma tutto questo non basta. Abbiamo messo in cantiere già da alcuni mesi diverse iniziative. Da domani si lavorerà per la loro realizzazione il prima possibile.

Una riforma di fondamentale importanza anche per la sua valenza storica è quella della Costituzione. Si andranno a toccare le regole del gioco nella nostra Repubblica. Il rinnovamento appare a tutti necessario, anche in relazione agli enormi cambiamenti avvenuti dal 1948 ad oggi. La volontà non deve essere, però, quella di smantellare l’impianto valoriale della Carta ma di aggiornarla negli aspetti del funzionamento dello Stato per rendere quest’ultimo più efficiente. Daremo il nostro contributo alla discussione, che si sostanzierà in un’iniziativa che stiamo organizzando per chiarire le idee e formarcene una nostra.

Come giovanile ci siamo occupati, in vista delle elezioni regionali, di proposte per i giovani. Dai Giovani Democratici di Cesena è giunto un importante contributo per la scrittura di un documento regionale nel quale si sottolineano le azioni necessarie per rilanciare la fiducia ed il futuro dei giovani emiliano-romagnoli.

Abbiamo messo al primo posto il lavoro. Non c’è bisogno di citare i numeri per ricordare la piaga della disoccupazione giovanile. Solo nella nostra Regione sono 112.000 i giovani che non studiano né lavorano. E’ per loro, prima di tutto, che è necessario trovare delle risposte. Stage all’estero, servizio civile, maggior collegamento tra l’università ed il mondo del lavoro. Sono alcune delle proposte sottoscritte dal presidente Bonaccini, frutto del lavoro dei giovani democratici emiliano-romagnoli.

In secondo luogo abbiamo parlato di diritti ed opportunità. Noi tutti desideriamo una società più meritocratica. Ma il merito deve essere frutto di uguali basi di partenza. Anche il giovane proveniente da una famiglia disagiata deve avere il diritto di compiere un percorso di studio di alto livello, senza che le sue condizioni economiche ne costituiscano un ostacolo. E’ la stessa Costituzione a prevedere tra i compiti primari della Repubblica, quello di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, al fine di garantire l’uguaglianza sostanziale dei “punti di partenza” e pari opportunità per tutti i cittadini.

Anche sulle unioni omosessuali non è più possibile rimandare la scelta. Noi stiamo fortemente con chi chiede più diritti.

Senza dimenticare coloro che sono immigrati in Italia e che spesso danno alla vita figli nel nostro Paese. Noi diciamo con forza che chiunque nasca in Italia è italiano a tutti gli effetti.

Inoltre abbiamo affrontato un argomento assai delicato ed importante, l’Europa. Saremo proprio noi giovani a portare avanti il progetto di integrazione europea. Ma l’Europa di oggi non ci piace. Pensando alle potenzialità che essa potrebbe avere, l’idea è quella che stiamo andando avanti con il freno a mano tirato. Senza entusiasmo, senza indirizzi politici ma puramente tecnici. O meglio, con indirizzi politici della destra che si sono rivelati fallimentari sotto ogni punto di vista. L’Europa dei popoli si è trasformata nell’Europa dei tecnici. Non molleremo mai la presa sul tema europeo, poiché senza Europa non sembra esserci futuro.

In quarto luogo, abbiamo focalizzato la nostra attenzione sull’ambiente. Gli effetti dei cambiamenti climatici sono sotto i nostri occhi. Alluvioni, frane ed un territorio sempre più fragile. Frutto anche dell’incuria. Se ai cambiamenti climatici globali possono porre freno solo accordi internazionali tra le grandi potenze mondiali, noi possiamo essere i precursori del cambiamento nel territorio. Dobbiamo impegnarci per fare in modo che lo sviluppo sia sempre più sostenibile. A Cesena si sta facendo tanto per il raggiungimento di questo obbiettivo. Non lo facciamo solo per noi ma lo dobbiamo a tutte le generazioni future.

Infine, ultimo ma non per importanza, abbiamo affrontato il tema dell’innovazione. Altro punto sul quale siamo spesso carenti ma che risulta un viatico fondamentale per la crescita presente e soprattutto futura. La diffusione delle infrastrutture tecnologiche riguarda fortemente noi giovani. E’ difficile, infatti, pensare ad un futuro ove le imprese e le amministrazioni pubbliche potranno operare e crescere senza supporto tecnologico. E lo stesso discorso vale per gli altri settori del viver comune.

Durante l’ultimo anno ci siamo occupati anche di scuola. Inevitabile per una giovanile, oltre che nostra forte volontà. Lo abbiamo insieme ai ragazzi della Rete degli Studenti di Cesena, con i quali abbiamo avviato una collaborazione foriera di opportunità per entrambi. Ci siamo trovati un pomeriggio di maggio ad un’iniziativa in vista delle amministrative con la partecipazione del sindaco Lucchi. Abbiamo discusso di trasporti pubblici per gli studenti e di strutture scolastiche più moderne, ma non solo. Abbiamo trovato altre energie positive nella difesa del diritto – inalienabile – allo studio, troppe volte attaccato in questi ultimi anni. Anche se con idee diverse, continueremo a discutere di scuola e a confrontarci. Perché il valore fondamentale è il medesimo: se ricominceremo a crescere senza la scuola, tutti gli sforzi saranno vani poiché solo dalla scuola possono nascere le idee e le competenze che rendono l’Italia grande nel mondo.

Continueremo, inoltre, a fornire il nostro aiuto alle Feste dell’Unità del territorio. Quest’anno, come avviene ormai da diverse edizioni, abbiamo avuto in gestione il bar della Festa dell’Unità territoriale a Sant’Egidio. E saremo presenti anche nel caso in cui ci sarà da riportare la Festa dell’Unità in zone nelle quali non si svolge più. Anche la prossima estate organizzeremo il Contest tra band giovanili del territorio, giunto ormai alla sua 6^ edizione. Un’occasione per i giovani di avvicinarsi alla politica ed alla giovanile.

Tra le iniziative di maggior successo degli ultimi anni vi è, senza dubbio, la distribuzione di mimose fuori dalle scuole in occasione della festa della donna.Un gesto simbolico che ci pone con forza dalla parte delle donne, spesso discriminate in campo lavorativo, scolastico e familiare. La parità di genere è ancora lontana, perciò noi continuiamo a celebrare la festa delle donna con questa iniziativa.

Ma perché facciamo tutto questo? Che cosa ci spinge a metterci in gioco e ad uscire da quell’anonimato nel quale veniamo spesso costretti? Noi crediamo che un futuro migliore possa essere possibile, anche qui, anche in Italia, anche a Cesena. Leggendo i dati sugli indicatori economici, non dovremmo nemmeno avere l’ardore di pensarlo. Invece noi non solo lo pensiamo ma ci muoviamo per questo. Vogliamo cambiare radicalmente un sistema economico che si basa sulle disuguaglianze sociali sul patrimonio ereditato e sulla furbizia nell’eludere o, peggio, evadere il fisco piuttosto che sul merito. Vogliamo cambiare un’ economia nella quale pochi grandi gruppi privati hanno un potere maggiore di qualsiasi altra istituzione. Vogliamo cambiare un’Europa nella quale si sacrificano milioni di famiglie greche, italiane, spagnole o portoghesi all’altare del contenimento della spesa pubblica. Mai accetteremo in futuro la macelleria sociale alla quale si è dato luogo in questi anni nel nostro Continente. Se i cittadini si sollevano contro la loro stessa Nazione, la politica non dovrebbe chiudersi nei propri palazzi ma dovrebbe confrontarsi ed essere onesta con i cittadini. Vogliamo cambiare un sistema di pensiero comune che vede la povertà e la disoccupazione come colpe da espiare e non, come quasi sempre sono, fatalità o sfortune della vita. Dobbiamo davvero stare vicino agli ultimi della classe, perché la politica, secondo noi, è fatta soprattutto per loro. Combatteremo un sistema che fa guerra ai poveri invece che alla povertà. Combatteremo perché non si rifacciano gli errori del passato. Combatteremo per una società, ove non vi sia un conflitto tra capitale e lavoro ma una sintonia, certo non sempre totale, per il bene comune. Letto tutto di un fiato, sembra una carta dei sogni, questa relazione congressuale. Invece non lo è. Dalla crisi del ’29 sono nate le grandi idee di John Maynard Keynes, del “capitalismo sociale” e del “New Deal” che hanno modificato dal profondo una società che sembrava inarrestabile nella sua folle corsa. Oggi viviamo una crisi ancora più forte ed il tonfo che abbiamo fatto è stato, se possibile, ancora più fragoroso. La sinistra italiana ed europea in questi ultimi anni ha avuto paura nel condannare il sistema economico e morale neo-liberista. Questo sistema non è da modificare leggermente ma da cambiare radicalmente nelle sue storture. Spesso questi propositi vengono visti come rivoluzionari ed eversivi. Nulla di tutto ciò. Non serve una sollevazione popolare. Passo dopo passo si può cambiare tutto, senza far saltare il banco e senza esasperazioni. Se la sinistra ed i giovani abdicheranno in favore di questo sistema avranno perso. Senza strappi, con il sorriso sulle labbra e la speranza nel futuro.

Inevitabile, infine, far viaggiare la mente a Parigi dove nel giro di pochi giorni i valori della nostra civiltà sono stati attaccati e, allo stesso tempo, rinforzati. La risposta agli estremismi sono le tante piazze piene di giovani con le matite in mano. Perché sono i nostri valori, libertà, uguaglianza, fratellanza, che ci rendono diversi.

Questo Congresso non dovrà, quindi, solamente eleggere il nuovo segretario della Federazione. E’ un’occasione per fare il punto sulla giovanile. E’ un’occasione per rilanciare la sua azione. Dentro al Partito è ormai chiaro che i giovani dovranno avere un ruolo di primo piano nella nuova stagione di riforme del Paese e di cambiamenti radicali in Regione e nel Comune. Ora non abbiamo più ostacoli, dobbiamo solamente fare buon uso dell’enorme occasione che ci è data. Questa volta più che mai il futuro è davvero nelle nostre mani. E sarà nostro solo se sapremo cambiarlo.

Giovani Democratici di Cesena Cesena, 16 gennaio 2015

 

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