ANCHE CESENA HA IL SUO REGISTRO DELLE UNIONI CIVILI

A seguito del dibattito sul riconoscimento dei diritti delle persone LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transessuali) che in questi mesi si è ripresentato con forza, sia a livello locale che nazionale ed internazionale, è nato fra i militanti dei Giovani Democratici ed i Consiglieri Comunali del Partito Democratico di Cesena l’interesse per capire cosa nella nostra città si era fatto e si potesse fare per la tutela di questi diritti. Tutto è partito il 4 marzo di quest’anno con una riunione di approfondimento dei temi con le associazioni LGBT locali romagnole (Gruppo Lgbtqie* Rimbaud di Cesena, Un secco NO di Forlì, Arcigay “Alan Turing” di Rimini e Arcigay “Frida Byron” di Ravenna) ed è culminato il 29 giugno con la nostra iniziativa pubblica “Sì, lo voglio. Famiglie omosessuali: tra unioni ed adozioni” presso la Festa de l’Unità di Cesena dove si è fatto il punto della situazione su ciò che sta avvenendo in questi giorni in Parlamento al Senato riguardo il Ddl Cirinnà su Civil Partnership e Stepchild Adoption, disegno di legge che se approvato colmerà un ritardo storico che ci vede ancora fra i pochi paesi dell’occidente a non prevedere alcun riconoscimento per le coppie omosessuali.

In questo approfondimento ci siamo subito imbattuti, grazie al prezioso lavoro dei Consiglieri PD, in un Ordine del Giorno votato dal Consiglio Comunale di Cesena il 14 giugno 2007 (durante il secondo mandato del Sindaco Giordano Conti) in cui si chiedeva alla Giunta di istruire gli uffici comunali al rilascio alle coppie, anche dello stesso sesso, non sposate ma conviventi, della “Attestazione di Famiglia Anagrafica”. Questo provvedimento è sostanzialmente uguale ai provvedimenti con cui molti altri comuni hanno istituito il cosiddetto “Registro delle Unioni Civili”. Infatti, sia che la si chiami “Attestazione di Famiglia Anagrafica” o “Registro delle Unioni Civili”, in entrambi i casi ci si basa sulla definizione di famiglia che, per le finalità dell’anagrafe, viene data dall’art. 4 comma 1 del D.P.R. n.223/1989:«Agli effetti anagrafici per famiglia si intende un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune».
In sostanza, Cesena, al pari di tanti altri comuni italiani (recentemente questo registro è stato adottato a Roma e nella vicina Rimini), ha già da tempo il suo registro in cui le coppie, anche dello stesso sesso, non sposate ma unite da un comune progetto di vita, possono vedere riconosciuta la propria unione.

Per capire lo stato di fatto di questo registro, come si fosse costituito, e quali diritti derivavano dall’esservi iscritti, alcuni Consiglieri Comunali del PD hanno voluto fare qualche domanda alla Giunta attraverso un’interpellanza che si è tenuta nell’ultimo Consiglio Comunale, cui siamo andati ad assistere. Noi Giovani Democratici possiamo ritenerci molto soddisfatti della risposta dell’Assessore Benedetti, che è stata molto positiva, in quanto ha confermato come tale strumento sia effettivamente in vigore e come questo sia la base per l’accesso ai servizi e alla determinazione dei tributi attraverso l’ISEE (Indicatore Situazione Economica Equivalente), fattore che spesso viene usato al fine di determinare graduatorie e tributi in quanto tiene conto della reale situazione economica della famiglia, coniugando al reddito anche la situazione patrimoniale e le caratteristiche del nucleo familiare, e che si basa proprio sulla definizione di famiglia anagrafica, nella quale, grazie a questo registro, ricadono anche le Unioni Civili. Inoltre l’Assessore ha specificato come per i “figli delle unioni civili” i diritti per i servizi siano assolutamente gli stessi, e questo a prescindere dal registro: ogni minore “residente” può infatti essere accolto nei servizi comunali indipendentemente dallo stato giuridico della famiglia.

Quindi noi Giovani Democratici riconosciamo come molto positivo questo provvedimento del 2007, che ha portato Cesena ad essere all’avanguardia rispetto a molte città italiane nel riconoscimento dei diritti dei propri cittadini. E vogliamo rassicurare quanti egoisticamente hanno manifestato in questi mesi contro l’estensione di tali diritti umani, perché di questo si tratta, alle persone LGBT, perché laddove questi provvedimenti sono stati adottati, a Cesena, come in tante altre città italiane, la famiglia non è stata in alcun modo attaccata ed indebolita, anzi ne è uscita immutata e rafforzata, in quanto tante famiglie, non solo omosessuali, fondate anch’esse sul rispetto e l’amore reciproco, hanno finalmente ottenuto un riconoscimento dalle istituzioni.

Ecco di seguito il testo dell’interpellanza, a firma dei consiglieri del PD Leonardo Biguzzi, Caterina Molari, Luca Magnani e Filippo Rossini, e il link al video della seduta del Consiglio Comunale.

Al sindaco e alla giunta del Comune di Cesena
Al presidente del Consiglio Comunale

Oggetto: Interpellanza sulle famiglie anagrafiche e sulle unioni di fatto a Cesena.

PREMESSO CHE
● attualmente nel dibattito politico nazionale ed internazionale si sta ponendo con grande forza il tema del riconoscimento dei diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transessuali (LGBT).
Nel quale, senza pretesa di esaustività, ricordiamo:

– il referendum in Irlanda che ha ammesso la possibilità per le coppie omosessuali di unirsi in matrimonio. Un fatto storico, perché è il primo caso in cui un voto popolare ha riconosciuto diritti alle famiglie omosessuali, con pure una larga maggioranza di favorevoli (oltre il 62%);

– l’avvio della discussione al Senato Italiano del disegno di Legge “Disciplina delle unioni civili” che mira al riconoscimento a livello nazionale dell’ istituto della “unione civile”, e al riconoscimento alle stesse di specifici diritti e doveri simili a quelli della famiglia tradizionalmente intesa (attualmente l’Italia non ha nessuna forma di riconoscimento di queste unioni, mentre sono 20 su 28 gli stati dell’Unione Europea a contemplare i matrimoni fra persone dello stesso sesso o le unioni civili);

– la Risoluzione del Parlamento Europeo approvata a larga maggioranza lo scorso 12 marzo sulla “relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo”, in cui in cui si afferma che il diritto al matrimonio o all’unione civile, anche fra persone dello stesso sesso, rientra a pieno titolo nel campo dei “diritti umani” (“[Il Parlamento Europeo] incoraggia le istituzioni e gli Stati membri dell’UE a contribuire ulteriormente alla riflessione sul riconoscimento del matrimonio o delle unioni civili tra persone dello stesso sesso in quanto questione politica, sociale e di diritti umani e civili” );

– la Risoluzione del Parlamento Europeo approvata a larga maggioranza lo scorso 9 giugno sulla “strategia dell’Unione europea per la parità tra donne e uomini dopo il 2015” (“[Il Parlamento Europeo] raccomanda, dal momento che la composizione e la definizione delle famiglie si evolve nel tempo, che le normative in ambito familiare e lavorativo siano rese più complete per quanto concerne le famiglie monoparentali e genitorialità LGBT”);

● negli ultimi anni molti Comuni Italiani (Roma, Milano, Rimini ecc.) hanno approvato autonomamente delibere volte alla costituzione del così detto Registro delle Unioni Civili – dove la definizione di “Unione Civile” ricade per tutti in quella di “famiglia anagrafica” fornita dall’art.4 comma 1 del D.P.R. n.223/1989 (“Agli effetti anagrafici per famiglia si intende un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune.”). Queste delibere non solo si prefiggono di creare un registro che riconosca il legame fra due persone (anche dello stesso sesso) non sposate ma conviventi e legate affettivamente, ma impegnano gli uffici del comune a far sì che si arrivi ad avere pari condizioni di accesso ai servizi comunali e di trattamento per quanto riguarda tributi e tariffe;

CONSIDERATO che in base all’Articolo 2 della Costituzione Italiana (“La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”) la giurisprudenza ha ritenuto la famiglia, quale“formazione sociale nella quale si svolge la personalità dell’individuo”, comprensiva di diverse fattispecie; e che di tale principio interpretativo si trova traccia in diverse sentenze della Corte Costituzionale, tra cui, ad esempio, nella sentenze:
-n. 237 del 1986, dove si legge: “In effetti, un consolidato rapporto, ancorché di fatto, non appare – anche a sommaria indagine – costituzionalmente irrilevante quando si abbia riguardo al rilievo offerto al riconoscimento delle formazioni sociali e alle conseguenti intrinseche manifestazioni solidaristiche (art. 2 Cost.)”;
-n. 138 del 2010, in cui viene trattato esplicitamente anche il tema dell’unione omosessuale, dove si legge: “per formazione sociale deve intendersi ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico. In tale nozione è da annoverare anche l’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone – nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri.”;

RICHIAMATO il fatto che il Consiglio Comunale di Cesena,il 14 giugno 2007, ha approvato un Ordine del Giorno recante il titolo “Proposta di ordine del giorno del gruppo DS sulla famiglia anagrafica e sulle Unioni di Fatto”, nel quale si chiedeva alla giunta di istruire gli uffici comunali al rilascio alle coppie, anche dello stesso sesso, non sposate ma conviventi e legate affettivamente, della “Attestazione di famiglia anagrafica” intesa nel senso che ne dà il già richiamato art.4 comma 1 del D.P.R. n.223/1989;

RICONOSCIUTO come molto positivo questo provvedimento, che ha portato Cesena ad essere all’avanguardia rispetto a molte città italiane nel riconoscimento dei diritti dei propri cittadini;

SI INTERPELLA IL SINDACO E LA GIUNTA PER SAPERE:

1)Se, e come, è stato negli anni dato seguito all’Ordine del Giorno votato il 14 giugno 2007;
2)Quante coppie in questi anni abbiano fatto richiesta di questa attestazione;
3)Se, e come, questo riconoscimento incide nella determinazione di tributi e nell’erogazione di servizi da parte del Comune o di Enti/Società di servizi controllate/partecipate/vigilate (per esempio trasporti, borse di studio, ecc.) o altre società/enti pubblici (per esempio AUSL);
4)Cosa comporta il rilascio dell’attestazione per i figli delle famiglie anagrafiche e se questa attestazione riconosce loro diritti specifici (per esempio accesso alle graduatorie per gli asili).

Leonardo Biguzzi
Caterina Molari
Luca Magnani
Filippo Rossini
Cesena, 23/07/2015

Di seguito il video del Consiglio Comunale dello scorso 30 Luglio in cui, al minuto 43:27, si può ascoltare l’interpellanza con la risposta dell’assessore.

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