Svegliati Italia: una storia di principi

WP_20160123_011Tratto da: “Uniradio Cesena”
Scritto da: Alessia Jambice, 26 gennaio 2016

Il 23 gennaio, Cesena è scesa in piazza facendo la storia e lo ha fatto con grande dignità.
Milleduecento persone si sono date appuntamento in Piazza Mario Guidazzi alle 15.30 sfoggiando sorrisi e colori sgargianti. Non è stato un caso che fossimo lì quel giorno: la direzione nazionale Arcigay ha indetto un raduno su tutto il territorio nazionale e lo dimostrano le testimonianze delle oltre cento piazze italiane gremite di persone che urlavano il loro “sì” al DDL Cirinnà. Noi cesenati poi, avevamo un altro motivo per essere presenti in piazza sabato. Nello stesso giorno infatti il movimento delle “Sentinelle in piedi” ha organizzato una veglia, con raduno regionale, in Piazza del Popolo.

Tutto nasce qualche settimana prima, tra una manciata di Giovani Democratici e il presidente del circolo Alan Turing di Rimini, Marco Tonti. Sono anni che collaboriamo e ci inventiamo sempre un modo nuovo di sostenere i nostri principi, insieme. Questa volta, a pochi giorni dall’inizio della discussione in parlamento del DDL Cirinnà, abbiamo sentito la necessità di differenziarci in qualche modo da chi scendeva in piazza nel resto d’Italia e l’iniziativa delle sentinelle ci ha confermato che avevamo imboccato la direzione giusta. Ci siamo detti che manifestare la nostra presenza fisicamente, con i bellissimi palloncini di “Un Secco No” di Forlì e il contagioso entusiasmo dei ragazzi di Over the Rainbow di Lugo in sincronia con il resto del Paese fosse fondamentale ma che rispondere a tanta opposizione con una porta spalancata su dialogo e dibattito fosse un dovere morale imprescindibile.

C’è ancora troppa confusione attorno al contenuto del DDL, benché sia uno dei provvedimenti più discussi. La materia è complessa e l’argomento delicato, non ci è voluto molto per decidere quali sarebbero state le figure più adatte per aiutarci a realizzare un obiettivo tanto ambizioso: la scelta infatti è immediatamente ricaduta sul mio ex professore Tomaso Giupponi, docente di diritto costituzionale presso l’Università di Bologna. Un grande professionista, appassionato e brillante, mai noioso per quanto tecnico e profondo nelle sue spiegazioni. A dare man forte al professore l’intervento della consigliera regionale Lia Montalti, che con grande chiarezza ed efficacia ha approfondito la tematica raccontando le politiche regionali per contrastare le discriminazioni di genere. Accanto a questi due brillanti interventi, l’On. Enzo Lattuca ha potuto illustrare la posizione ufficiale del gruppo PD in parlamento nei confronti del DDL, collegandosi agli interventi precedenti.

Un riuscitissimo momento di dialogo con oltre 250 persone che riempivano ogni angolo dello storico Palazzo del Ridotto, arricchito dalle tante domande del pubblico che sembrava non perdere mai interesse, anche verso ora di cena.
Degna conclusione di una manifestazione allegra, viva, dignitosa, grazie anche e soprattutto alla presenza della chiesa pastafariana che ha donato a tutti tanta spensieratezza e una valanga di tagliatelle al pomodoro.
C’è stato chi per questo ci ha aspramente criticati, quasi come se la convivialità dimostrata fosse stata fuori luogo e l’unico modo riconosciuto di manifestare fosse circondati da lumini e transenne in pieno silenzio. Con ancora più convinzione ora posso ribadire che non è così che affrontiamo le cose noi. Sabato abbiamo creato una giornata alla portata di tutti: in piazza c’erano tantissimi ragazzi e ragazze, ma anche e soprattutto famiglie con i loro bambini e nonni. Il merito più grande che hanno queste persone è quello di aver contribuito a realizzare un’atmosfera straordinaria.

Abbiamo scelto con consapevolezza di scendere in piazza sabato, nonostante le sentinelle, e proprio per questo abbiamo scelto percorsi diversi: una piazza totalmente agli antipodi e un corteo che non intralciasse mai la loro libertà di espressione, anche quando questo implica chiudersi nei propri precetti religiosi discriminando altri.
Il nostro manifestare non è stato in risposta o in antitesi a nulla, ma un puro e semplice ribadire che l’Italia non se la sente più di essere il fanalino di coda dell’Europa anche in tema di diritti, che siamo tutti d’accordo con la CEDU: basta discriminazioni, è tempo di diritti.

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