#ioprometto

iopromettoDopo l’ennesimo caso di violenza su una ragazzina in Calabria abbiamo deciso di esprimere la nostra indignazione tramite i seguenti articoli e vorremmo lanciare una campagna di sensibilizzazione non solo contro gli strupri ma sopratutto contro i costrutti di una società maschilista e sessista che tratta i casi di violenza di un uomo su una donna con leggerezza, usando scuse per degradare la ragazza e farla passare per colpevole invece che per la vittima quale è. Vi invitiamo a condividere questo articolo e a scriverne di vostri, esprimendo le vostre opinioni, utilizzando l’hashtag #ioprometto che vuole simboleggiare l’impegno che tutti dovremmo mettere nel costruire un domani migliore per noi e per i nostri figli, maschi e femmine.

 

“Se l’è cercata” – Matilde Castagnoli

In queste situazioni c’è sempre qualcuno che lo dice, vero? Poche parole che mi fanno imbestialire. “Se l’è cercata”. Se questi benpensanti si fermassero a riflettere anche solo un attimo, comprenderebbero l’immensità della cazzata che stanno affermando con tanta leggerezza. Perché chi mai andrebbe a cercare di proposito l’umiliazione, il dolore fisico e psicologico, il trauma, che derivano da una violenza sessuale? Però la nostra cultura è fatta così, ci è stato inculcato sin dalla nascita che la donna è nata per servire e riverire e che l’uomo può prendere quello che vuole senza chiedere il permesso.

Quando andiamo a ballare veniamo avvertite di tenere sempre d’occhio il nostro drink perché non si sa mai cosa potrebbe finirci dentro. I nostri padri ci comprano lo spray al peperoncino e ci raccomandano di tenerlo sempre a portata di mano. Ci dicono di non metterci vestiti troppo corti (ma poi quando siamo troppo coperte siamo puritane o potenziali terroriste. Ironico eh?). Ci sconsigliano di truccarci troppo. In poche parole, ci viene detto di stare attente a non farci stuprare. La colpa subisce così uno spostamento e non è chi ha perpetrato il crimine orrendo a venire ridicolizzato, ma la vittima. Che si ritrova nell’occhio di un ciclone di domande pensate per umiliare e far dubitare di se stessi: “Cosa indossavi? Avevi bevuto? Stavi flirtando? Con quanti uomini sei stata a letto?”. Ovvio poi che siano in poche a denunciare i propri assalitori. Persino davanti a una ragazzina di 16 anni (13 quando sono iniziate le violenze) come quella del caso di Melito, la gente non si esime dal pronunciare la propria (ignorante) opinione quando tutto quello che si dovrebbe fare sarebbe far sentire il proprio affetto e supporto.

O meglio. Qualcosa che si può fare c’è e tutti noi possiamo partecipare. Possiamo promettere di informarci prima di giudicare, possiamo promettere di non rimanere in silenzio quando vediamo un’amica in difficoltà, possiamo promettere di educare noi stessi e crescere meglio i nostri figli perché siano : rispettosi, onesti e sensibili.

Io prometto.

 

Disgusto e rabbia – Asia Lusini

Sono le uniche due parole con cui mi sento di commentare i fatti venuti alla luce negli ultimi giorni ma accaduti negli ultimi tre anni a Melito di Porto Salvo in Calabria senza scadere nella volgarità che non sarebbe opportuno condividere sui social network.

Per descrivere brevemente i fatti di cui sto parlando (per chi non avesse avuto cuore di leggere gli articoli usciti ultimamente sulla vicenda) una ragazzina è stata violentata per tre anni, dai 13 ai 16, da nove adulti (N O V E  A D U L T I) – ‘a turno e insieme’ come riporta il sito di LaStampa riportando le carte dell’indagine – e la reazione degli altri residenti del paese è stata quella di sentirsi solidali con gli stupratori, perché la ragazza era “movimentata”. Il fatto è stato anche bannato come prostituzione di cui ‘in paese ce ne è molta’ e quindi secondo questa mentalità poiché è un fenomeno diffuso non ha senso combatterlo. Se tutto questo non disturbasse già abbastanza la mente della ragazzina era manipolata in modo tale da farla sentire colpevole qualora non volesse completare i continui rapporti. “Dicevano che non ero capace” ha raccontato. Se questo fattore non vi salire la nausea non so cos’altro potrebbe.

Tutte le volte che leggo commenti del tipo “Si dai lui ha sbagliato ma lei…” (ovvero tutte le volte che leggo di fatti del genere e quindi molto più spesso di quanto uno si possa immaginare, soprattutto se si seguono le notizie di attualità a livello internazionale) mi assale un senso di sconfitta poiché credo che ci sia qualcosa di estremamente sbagliato in un paese e in un mondo in cui si vuole insegnare solo alle ragazze come comportarsi mentre i ragazzi sono liberi di dare libero sfogo  ai loro istinti animali senza subire conseguenze.

Viviamo in un mondo maschilista. A volte inconsciamente forse ma in ogni caso profondamente maschilista. Un ragazzo che ha tante partner, più o meno occasionali, è un figo, uno con cui congratularsi a suon di pacche sulle spalle, mentre una ragazza con lo stesso comportamento è una puttana (una poco di buono se si vuol essere fini ma mi sono già trattenuta abbastanza per un articolo solo). Una donna in topless al mare è un’esibizionista che si dovrebbe coprire, gli uomini invece possono andare in giro mostrando le pance strabordanti dagli Speedo striminziti e tutto va bene. Una ragazza viene stuprata mentre è svenuta ed è ritenuta responsabile perché aveva bevuto (cercare su google il caso dello ‘stupratore di Stanford’ se volete più informazioni). Una bambina di 13 anni viene violentata ripetutamente da nove adulti (vorrei sottolineare questo fatto il più possibile) e comunque è colpa sua perché era “movimentata” (a questo proposito se qualcuno sa cosa significa per favore commenti e mi informi). Questi sono solo pochi esempi, molto diversi tra di loro mi rendo conto, che dovrebbero però farci pensare.

Non ho una soluzione, la cultura mondiale dovrebbe subire un cambiamento radicale e questo ovviamente richiede tempo. Quello che so è che è richiesto l’impegno di tutti, perchè diventi la norma insegnare ai nostri figli a rispettare le donne e non alle nostre figlie come non essere stuprate.

Io il mio impegno ce lo metto.

#ioprometto

 

Nota delle autrici

Entrambi gli articoli sono stati scritto di getto e ci rendiamo conto che non tutti gli aspetti dell’argomento siano stati approfonditi come meritano. Nonostante questo abbiamo comunque voluto lasciare tutto quello che abbiamo scritto, perché crediamo che ogni frase dia gli spunti giusti per una riflessione che è necessario avere per poter cambiare le cose.

Matilde e Asia

 

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