Primo Maggio: il Lavoro e i Giovani

La totale assenza della questione giovanile dalla discussione elettorale e post-elettorale rimane nel solco tracciato dalle scelte politiche compiute dalle maggioranze parlamentari e dai governi dell’ultimo decennio. Non senza rammarico dobbiamo constatare che neppure il Partito Democratico ha saputo dare risposte alle difficoltà che negli ultimi anni nel Paese si sono rafforzate e hanno assunto l’aspetto, quanto mai pericoloso, di granitiche e ineluttabili certezze per numerosissimi coetanei.
In questi anni il PD non ha inciso sulla realtà nel modo e nelle proporzioni delle quali il Paese avrebbe avuto bisogno: la progressiva privazione dei diritti sociali, iniziata da ormai diversi decenni e spinta dolorosamente dalla crisi, non si è fermata, a partire dal primo di essi: quello a un lavoro dignitoso, inclusivo, utile all’avanzamento spirituale dell’individuo e della comunità che lo circonda. La sanità, la scuola, l’università e la ricerca rimangono sotto-finanziate e in carenza cronica di personale (peraltro il più anziano d’Europa). Si è deciso di spendere decine di miliardi per tagli di tasse senza criterio o addirittura per l’abbassamento della pressione fiscale sui patrimoni, già molto bassa in Italia, quasi sempre a favore di quanto già erano al lavoro.
Questa è stata la cornice di un quadro che ci parlava di una condizione giovanile drammatica: i giovani sono stati dimenticati, mai toccati da alcun provvedimento tra i tanti dei quali ci siamo pavoneggiati negli ultimi 5 anni.
Perché i concorsi pubblici rimangono una chimera anche per i più capaci, fare ricerca è sovente più umiliante che entusiasmante, la scuola un’istituzione che promuove lo status quo, non crea una forte rete di aiuto e sostegno ai ragazzi, è ben lontana dal rappresentare un punto di riferimento e, non ultimo, perde per strada troppi dei suoi alunni.
Non dev’esserci, allora, sorpresa alla vista dei flussi elettorali divisi per età. Piuttosto dovrebbe coglierci un’immediata volontà di auto-critica e comprensione del fenomeno.
Se la tendenza politica di fondo e la prassi è sempre quella che liscia il pelo alla precarizzazione degli aspetti essenziali dell’esistenza, quali il lavoro e la salute, alla destrutturazione del progetto collettivo di una società, dei beni comuni e dei corpi intermedi, al più generale abbattimento di tutti quei fattori che tengono unite le nostre società e, dall’altra parte, si avvalorano solo gli elementi individuali, pratici, economici e talora aritmetici della modernità, allora perché dovremmo sorprenderci del risultato del 4 marzo?
Mentre eravamo occupati a pavoneggiarci dei dati ISTAT, delle curve macro-economiche, delle opinioni delle agenzie di rating, abbiamo perso ogni filo di collegamento con la società e le realtà che la portano avanti; dalle associazioni ai sindacati, dai centri sociali (che, fidatevi, non è una parolaccia!) al mondo della scuola e dell’università.
Mentre raccontavamo del talent di un’Italia patinata dove tutti hanno un talento e possono divenire startupper di successo, mentre esponevamo fieramente quell’1% di vincenti della globalizzazione e della nuova economia, ci dimenticavamo del restante 99% di giovani che chiedevano (e chiedono) stabilità, sicurezza e prospettive di vita a lungo termine.
Il risultato del 4 Marzo ci consegna, quindi, un messaggio chiaro: il PD non ha imposto un cambio di passo nei temi più urgenti e per di più siamo sembrati alienati dalla vita quotidiana di un Paese che rimane mortificato e rassegnato da un mondo nuovo e una modernità che tanto radicalmente ha cambiato e cambierà le nostre società.
Ora che la realtà sta ruggendo più forte che mai alle soglie delle nostre convinzioni è giunto il momento di abbandonare i canoni e le prassi di un fallimentare recente passato e raccogliere attorno ad un tavolo le migliori menti, le migliori esperienze, le più diverse realtà dei territori per mettere in cantiere una tempesta di idee e dare forma alla sinistra del XXI secolo. Dovremo tornare ad essere centrali nell’elaborazione politica e sociale, elaborando ricette nuove per un modo nuovo.
Resto, tuttavia, persuaso a condurre una giusta battaglia dentro il Partito Democratico, unica vera comunità politica in Italia. Proprio su quest’idea di una forte comunità di destino, senso e coscienza sarà necessario imperniare le nostre le nostre azioni, idee, sfide, prassi e teorie.
Condividere le nostre sensibilità, i diversi punti di vista, dedicare le nostre energie, le nostre passioni e talenti alla costruzione del contenuto politico a alla ricostruzione dei legami con il mondo fuori da noi.

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