Discorso per il VI Congresso dei Giovani Democratici di Cesena

“La cultura è l’unica arma di riscatto” di Davide Cerullo.

Perché siamo qui questa sera? Perché tutti noi condividiamo una passione, ed è quella per la politica. La mia iniziò tanti anni fa. Era il gennaio del 2011. Al Governo c’era Berlusconi e l’allora Segretario del Partito Democratico era Pierluigi Bersani. A ripensare quegli anni sembra trascorsa un’intera era geologica. Le cose in Italia non andavano benissimo, eravamo in piena crisi economica e di lì a qualche mese avremo conosciuto le politiche di austerità di Mario Monti.

Mio padre decise che era arrivato il momento di lanciare un segnale e così si iscrisse al PD. E proprio come si faceva una volta, per consegnargli la tessera, a casa nostra venne un energico vecchietto: Fiorello, molti di voi sicuramente lo conosceranno. Questo fu il mio primo “incontro” con la politica e ne rimasi incuriosito. Anch’io volevo dare il mio contributo, lanciare il mio segnale e così decisi di iscrivermi a mia volta.

Erano passati pochi mesi quando accadde una cosa che mi segnò in modo indelebile. Era il 22 luglio del 2011 e in Norvegia un terrorista fondamentalista cristiano di estrema destra massacrò con lucidità e senza alcuna pietà prima 8 persone ad Oslo con una bomba e subito dopo 69 ragazze e ragazzi ad Utøya con un fucile automatico, lasciando inoltre innumerevoli feriti. Non si trattò di bersagli scelti a caso, il terrorista operava in un contesto ideologico ben chiaro: era espressione diretta della più becera retorica della destra estrema che in quegli anni stava germogliando in tutta Europa, di cui oggi ne vediamo i risultati. Sull’Isola di Utøya ogni anno d’estate si riuniscono i membri della Lega dei Giovani Lavoratori, i nostri omologhi norvegesi. Voleva mettere a tacere per sempre tanti giovani che lottavano con entusiasmo per la costruzione di una società più aperta e inclusiva. L’attentato non mi lasciò disinteressato. L’anno seguente, sempre grazie a Fiorello, scoprì che anche a Cesena esisteva un circolo dei Giovani Democratici. Non ci pensai due volte. Anch’io dovevo e potevo dare il mio contributo con più concretezza.

Quel terrorista voleva piantare nei giovani il seme della paura e del timore, voleva intimidire un’intera generazione. Ma a distanza di anni, con convinzione non posso che dichiarare il suo fallimento. Quella strage efferata non ha fatto altro che spronare la nostra voglia di metterci in gioco, compresa la mia.

Così nell’estate del 2012 mi iscrissi in questa bellissima comunità e da quel momento, nonostante i mille difetti, non l’ho più lasciata.

Ed è proprio da questa parola, “Comunità”, che dobbiamo ripartire. Perché? Perché la politica non è uno scherzo. L’era che stiamo attraversando, quella della globalizzazione e della cultura digitale, sta ponendo davanti a noi nuove e più complesse sfide. Ogni idea e ideologia, anche quella più pericolosa, ormai è stata sdoganata. Le identità vengono appiattite. La consapevolezza sembra essere diventata uno strumento accessorio. Le ondate di odio ed indifferenza si fanno sempre più imperanti. A mio avviso è arrivato il momento di invertire al più presto la rotta.

Per questo abbiamo e avremo sempre più bisogno di creare una comunità nella quale poterci identificare; dove tutti possano dialogare, ascoltarsi e insieme trovare le soluzioni alle nostre difficoltà. Dobbiamo creare una comunità dove non sentirci più soli ma parte attiva di un progetto comune.

Dobbiamo fare tutto questo perché la politica non è un’esclamazione da social o da bar. E lo dobbiamo fare ritrovando e rivendicando la nostra identità. Un’identità socialdemocratica, progressista, europeista e ambientalista. Il conservatorismo e il neoliberismo non ci appartengono.

Hanno provato a convincerci che le ideologie non esistono più, alimentando in tal modo la distanza tra i cittadini e le istituzioni. Hanno detto che l’unica legge che governa l’uomo è l’affermazione esclusiva del proprio ego. Rendendolo sempre più affamato. Rendendolo non più un essere umano ma un consumatore sfrenato con la perenne ossessione del presente.

Tutto ciò non mi piace. E tutto ciò ha reso il futuro più sbiadito ed opaco. Oggi, la parola futuro non è più un sinonimo di speranza ma di paura. Abbiamo perso la nostra capacità di progettare e di governare i cambiamenti che ci travolgono. Alimentando le incertezze e venendo a creare un grande vuoto. Un vuoto che stanno provando a colmare, molto abilmente e subdolamente, movimenti populisti ed estremisti. Un vuoto che non colmeranno con delle soluzioni ma bensì con ulteriori problemi per incattivire ancora di più la società.

Il nostro ruolo, al contrario, è quello di riempire quel vuoto con un’altra idea di società. Una società più colta, più giusta, più verde, dove ci siano opportunità e diritti e doveri per tutti. Una società con un’identità finalmente ritrovata, dove tutti possano essere liberi di esprimere se stessi e dove tutti possano sentirsi al sicuro. La nostra guida deve essere la Costituzione della Repubblica Italiana. Il nostro motto il Secondo Comma dell’Articolo 3: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana […]».

Possiamo e dobbiamo fare tutto questo attraverso la cultura, l’istruzione e la bellezza. E così vi spiego anche perché ho scelto questa foto per il Documento Congressuale. La frase che potete leggere, “La cultura è l’unica arma di riscatto”, sarà lo slogan della mia e nostra segreteria. Qui ci troviamo a Scampia, tutti conosciamo questo quartiere di Napoli. Questa fotografia è stata scattata da Davide Cerullo, uno scrittore e un fotografo napoletano. Ma Davide non è sempre stato uno scrittore o un fotografo, prima era un camorrista. Come potete immaginare nella sua vita ha visto molta sofferenza. A partire dal momento subito dopo la sua nascita, è stato abbandonato dallo Stato, ha potuto conoscere soltanto un unico modo di vivere la vita, distante anni luce da quella che abbiamo avuto la fortuna di vivere noi. Ha passato l’inferno ed è finito in carcere in svariate occasioni. Ma l’ultima volta che è entrato in carcere, sebbene in ritardo, lo Stato ha fatto finalmente lo Stato ed ha trovato la sua redenzione. In una vecchia intervista gli chiesero come fosse riuscito a salvarsi, lui rispose, e lo cito: «mi sono salvato perché ho cominciato a leggere». In questa semplice frase è racchiusa il senso delle tre parole che ho citato poco prima: cultura, istruzione e bellezza. Questi sono gli unici mezzi per l’emancipazione e la libertà delle persone. Perché, come ci insegnava Peppino Impastato, se educhiamo la gente a godere della bellezza, le forniremmo una potente arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà.

Quindi ai Giovani Democratici dico rimbocchiamoci subito le maniche, sporchiamoci perché c’è veramente tanto da lavorare. Nel Documento Congressuale, abbiamo sancito i nostri punti d’azione, che qui riassumerò brevemente con quest’unica frase: responsabilizzare per valorizzare ciascuno di noi.

Al Partito Democratico dico che vi staremo col fiato sul collo: l’attuale situazione – soprattutto a livello nazionale – non ci soddisfa. Basta essere timidi. Basta essere perennemente indecisi su tutto, il PD deve riacquistare la sua identità, ritrovando il coraggio di fare delle scelte concrete. Noi Giovani Democratici siamo qui per darvi una mano con lealtà.

A tutte le associazioni qui presenti vi dico che noi vorremmo esserci. Rispettiamo senza batter ciglio la vostra autonomia e indipendenza, è giusto che sia così. Ci tengo e ci teniamo a farvi sapere che per le battaglie che ci accomunano noi saremo al vostro fianco. Non vogliamo essere autoreferenziali e chiusi nel nostro recinto. Credo e crediamo che condividere esperienze sia una bellissima occasione di arricchimento e di crescita per tutti.

Adesso basta con le parole, è arrivato il momento di passare ai fatti. Per una stagione nuova abbiamo bisogno dell’impegno di ciascuno di noi perché insieme possiamo fare tutto. Anche cambiare il mondo.

Mauro Johnathan Manzo

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