Primo Maggio: il Lavoro e i Giovani

La totale assenza della questione giovanile dalla discussione elettorale e post-elettorale rimane nel solco tracciato dalle scelte politiche compiute dalle maggioranze parlamentari e dai governi dell’ultimo decennio. Non senza rammarico dobbiamo constatare che neppure il Partito Democratico ha saputo dare risposte alle difficoltà che negli ultimi anni nel Paese si sono rafforzate e hanno assunto l’aspetto, quanto mai pericoloso, di granitiche e ineluttabili certezze per numerosissimi coetanei.
In questi anni il PD non ha inciso sulla realtà nel modo e nelle proporzioni delle quali il Paese avrebbe avuto bisogno: la progressiva privazione dei diritti sociali, iniziata da ormai diversi decenni e spinta dolorosamente dalla crisi, non si è fermata, a partire dal primo di essi: quello a un lavoro dignitoso, inclusivo, utile all’avanzamento spirituale dell’individuo e della comunità che lo circonda. La sanità, la scuola, l’università e la ricerca rimangono sotto-finanziate e in carenza cronica di personale (peraltro il più anziano d’Europa). Si è deciso di spendere decine di miliardi per tagli di tasse senza criterio o addirittura per l’abbassamento della pressione fiscale sui patrimoni, già molto bassa in Italia, quasi sempre a favore di quanto già erano al lavoro.
Questa è stata la cornice di un quadro che ci parlava di una condizione giovanile drammatica: i giovani sono stati dimenticati, mai toccati da alcun provvedimento tra i tanti dei quali ci siamo pavoneggiati negli ultimi 5 anni. Continue reading

La modernità, le abitudini nostrane e la capacità di non decidere

Utilizzo strumenti di pagamento diversi dal contante in Europa.

L’Italia preferisce il contante, pagamenti elettronici al palo. Fonte: elaborazione “Sole 24 Ore” di dati ABI, Banca d’Italia e BCE.

Quello di ottobre si sta rivelando un mese ricco di appuntamenti sul fronte tanto parlamentare quanto dell’esecutivo. Si è discusso molto dei tempi del voto in Aula del DDL, cosiddetto “Cirinnà”, riguardante l’istituzione delle Unioni Civili tra persone dello stesso sesso e la stepchild adoption, punto, quest’ultimo, assai dibattuto nella maggioranza che sostiene il governo, anche nel PD stesso. Per non parlare, poi, della “riforma delle riforme”, quella Costituzionale, riguardante il Senato e il suo nuovo ruolo istituzionale.

Ma come ogni anno, da ormai diversi anni a questa parte, ottobre diventa il mese cruciale per la discussione ed in seguito l’approvazione della Legge di Stabilità, la vecchia Finanziaria.
La principale leva di politica economica in mano al Governo, uno strumento che dovrebbe dare l’indirizzo di movimento della mano statale nell’anno successivo. Uno strumento, però, attorno al quale si scatenano le discussioni più farsesche, degne del peggior repertorio di bassa politica in Italia. Scrivo queste righe a poche ore dal licenziamento della Legge di Stabilità da parte del Consiglio dei Ministri proprio per non cadere nell’errore di parlare o addirittura valutare misure non ancora ufficiali.

Tra i tanti provvedimenti della Legge di Stabilità ve n’è uno che ha scatenato non poche polemiche, a dire la verità poca roba rispetto all’asprezza del confronto che si scatenò, ad esempio, sugli 80 euro. A sorpresa, infatti, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, intervistato martedì mattina alla radio RTL 102.5, ha annunciato l’innalzamento del tetto per i pagamenti in contanti a 3000 euro dai 1000 euro stabiliti in precedenza dal Governo Monti alla fine del 2011.  La materia non è di poco conto. Il denaro contante non è tracciabile, al contrario del pagamento elettronico. Diciamo che se tra la moneta contante e quella virtuale ve n’è una utilizzata dagli evasori, particolarmente dell’IVA, è senza dubbio la prima.

Variazione tetto utilizzo del contante dal 2008

Come sono cambiati in Italia i limiti all’uso del contante. Fonte: CGIA di Mestre

Ma è il ragionamento economico stante dietro questa misura che mi lascia perplesso.

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I giovani nell’Emilia-Romagna dei prossimi trent’anni

Un aiuto ci giunge dall'Europa ma è ancora poco

Un aiuto ci giunge dall’Europa ma è ancora poco

Tralasciando le recenti vicende riguardanti le primarie di coalizione per le regionali, i Giovani Democratici emiliano romagnoli vogliono dare un contributo concreto alla discussione programmatica che (finalmente) si sta sviluppando in regione.

Quale Emilia-Romagna vogliamo nei prossimi trent’anni? E’ davvero possibile una regione a misura di giovane? sembra quasi grottesco parlare di una riscossa dei giovani in un momento di assoluta crisi economica e valoriale per tutte le giovani generazioni. Invece proprio da questa depressione totale delle politiche giovanili dobbiamo trarre un’importante lezione: senza giovani preparati ed intraprendenti la nostra società è destinata alla fine.
E’ necessario, innanzitutto, prendere esempio da buone pratiche in campo di politiche per i giovani che ci giungono da altra regioni ed altri paesi.
In secondo luogo, è giunto il tempo di cambiare definitivamente la credenza assai diffusa secondo cui i denari spesi per i giovani in svariati ambiti siano denari sprecati e senza alcun ritorno. Quelle che in un orizzonte di breve termine sono spese come tante altre che uno Stato ha, nel giro di pochi anni diventano investimenti. Il loro ritorno è, inoltre , estremamente concreto: giovani che fondano aziende di successo mondiale grazie ad una formazione di alto livello, giovani dotati di un “know how” in grado di attirare investimenti privati. Di conseguenza il ritorno è anche spirituale e astratto ma assai importante.

Ma come fare tutto questo?

Di seguito alcune idee che potranno dare un contributo alla discussione programmatica in seno alla giovanile regionale.

  • Esperienza lavorativa in una realtà estera (in particolare aziende) in modo da apprendere un “know-how” da riportare poi in regione ed una lingua straniera. Sarebbero coinvolte le realtà imprenditoriali e pubbliche del territorio che trarrebbero vantaggio dall’assumere giovani che, grazie alle  competenze acquisite, le permetterebbero di ampliarsi in ambito internazionale (l’unico orizzonte possibile per quasi tutte le imprese della regione). Il soggiorno estero sarebbe anche supportato da una borsa di studio. Questo progetto, in fase di sperimentazione da parte della Regione Lazio (“Torno subito”), sarebbe da integrare alla Garanzia Giovani che nella nostra regione favorisce l’entrata nel mondo del lavoro e/o la specializzazione di giovani tra i 15 ed i 29 anni. Il difetto della Garanzia Giovani sta proprio nella scarsa importanza data all’internazionalizzazione dei giovani stessi. La nostra regione è sempre più proiettata verso il mondo perciò è assolutamente necessario che i giovani non si trovino in imbarazzo di fronte ad un orizzonte che è diventato globale.
  • Sostegno economico per studenti (22-29 anni), con ISEE basso, che decidono di frequentare scuole internazionali ad alta specializzazione ma con costi molto alti e che decidono di tornare poi in Regione per rimettere in gioco le alte competenze acquisite. Questo sostegno si rende necessario in quanto in Italia non siamo dotati di scuole di alta gamma per il post-laurea. Parallelamente è necessario un serio investimento nella costituzione di corsi estremamente specifici e qualificati per la creazione di un profilo professionale di alto livello nel post-laurea.
  • Sulla scia del progetto di formazione professionale nato dalla collaborazione tra Ducati, Lamborghini e gli istituti “Aldini Valeriani” e “Belluzzi-Fioravanti”, potenziamento del rapporto tra scuola/università e lavoro ove possibile. Anche in tal caso è necessario uno stretto rapporto tra enti pubblici ed imprese. Quest’ultime non sarebbero certo da favorire tramite estemporanei quanto inutili sgravi fiscali sull’assunzione di giovani ma esse stesse trarrebbero vantaggio dall’entrata in azienda di profili estremamente qualificati e già con esperienze lavorative.
  • Favorire gli interscambi con scuole di tutto il mondo da parte delle scuole (in particolare superiori) emiliano-romagnole. Quindi soggiorni di almeno due mesi all’estero (durante un periodo di frequenza scolastica nel paese ospitante) per imparare la lingua e allargare l’orizzonte futuro dei giovani. Ugualmente altri giovani verrebbero ospitati per un soggiorno studio in Emilia-Romagna. La regione dovrebbe quindi facilitare l’apertura e la continuazione di relazioni con istituti esteri. Questo progetto è presente in diverse scuole emiliano-romagnole ma senza alcuna rete di connessione regionale che ne permetta l’allargarsi e il rafforzarsi.
  • Sostegno del diritto allo studio, in particolare delle fasce più deboli della popolazione giovanile. Allargamento degli studentati con affitto calmierato per gli universitari il cui ISEE è sotto una certa soglia. Inoltre maggiori borse di studio specifiche per studenti meritevoli in precarie condizioni economiche. Continuazione dell’ottimo servizio di aiuto nel pagamento delle spese per l’acquisto dei libri di testo a favore degli studenti con ISEE basso delle scuole medie e superiori.
  • Aperture delle biblioteche, delle aule studio e, se necessario, anche degli istituti scolastici, in fasce orarie ampie (anche fino a mezzanotte).
  • Misure che incentivino l’inclusione scolastica. Corsi di approfondimento e recupero durante tutto l’anno scolastico.
  • Promozione di incontri nelle scuole su alimentazione e droghe.
  • Mense convenzionate per studenti (servizio già ottimo in tutta la Regione).
  • Sconti nel prezzo degli abbonamenti per studenti pendolari con un reddito ISEE basso. Obbligo della costituzione da parte delle aziende del trasporto pubblico locale dei “comitati consultivi degli utenti” (come previsto nella legge regionale 30/98 art. 17) che favorirebbero senza dubbio un maggior servizio negli orari di punta di entrata e uscita a/da scuola.
  • Prezzo dell’abbonamento al bus o alla corriera in base all’ ISEE e al numero di figli.
  • Servizio civile riservato al 50% ai “NEET” fra i 16 e i 29 anni.
  • Incubatrice unica regionale di start-up su cui si devono concentrare gli investimenti finora dispersi in decine di piccoli progetti . Il policentrismo in questo caso risulta sbagliato in quanto le aziende ad alto livello di innovazione tendono a svilupparsi unicamente in veri e propri distretti che le permettano di mettersi in rete tra loro e che consentono agli enti locali di fornire maggiori servizi (banda larga ed altre infrastrutture). Evidentemente questa unica grande incubatrice necessita di un’università vicino. Il rapporto tra start-up e università è strettissimo, le une si nutrono del lavoro dell’altra e viceversa. Trovandosi a Bologna una delle maggiori università d’Europa ed anche un ottimo (forse il migliore al mondo) distretto ad alta innovazione nel packaging, la destinazione delle nuove start-up deve essere unica, la provincia di Bologna.
  • “No tax area” e credito agevolato per le imprese di giovani tra i 19 e i 40 anni.
  • Una sempre maggiore copertura degli asili, in particolare a favore di famiglie a ISEE basso. Nonostante siamo la prima Regione per il servizio degli asili nido, c’è ancora del lavoro da fare. Agevolazioni fiscali per le aziende medio-grandi che decidono di costruire asili aziendali.
  • “Social housing”, ovvero: una locazione di 10/15 anni ad affitto calmierato (massimo 20/30% del reddito familiare) al termine della quale gli abitanti possono decidere se riscattare l’abitazione, anche tramite un mutuo, o lasciarla. La bassa redditività per i costruttori è compensata dalla mano della CDP. Un modello vincente, in primis per le giovani coppie. Ma anche per gli enti pubblici, per il territorio e per imprese edili.

 

 

Jobs Act, un cantiere aperto

Operai in pausa pranzo sospesi sul vuoto. Di lì a pochi anni saranno investiti dalla Grande Depressione

Operai in pausa pranzo sospesi sul vuoto. Di lì a pochi anni saranno investiti dalla Grande Depressione

Il 9  gennaio Matteo Renzi ha presentato il Jobs Act, piano per il lavoro che il PD presenterà all’esame dell’esecutivo e del Parlamento. Il segretario ha specificato che per ora è solo una bozza ma il Jobs Act si arricchirà in queste settimane grazie al contributo di tutte le componenti del partito (parlamentari, amministratori locali, circoli, etc…). Attenzione però: solo l’imprenditore privato può creare lavoro, non le leggi. Ma quest’ultime possono mettere l’imprenditore nelle condizioni di assumere. L’obbiettivo dunque è permettere che questo Paese torni ad essere leader nel mondo. Le potenzialità ci sono e sono uniche, sfruttiamole.

Ecco il testo della bozza, divisa in tre parti:

Parte A – Il Sistema

1. Energia. Il dislivello tra aziende italiane e europee è insostenibile e pesa sulla produttività. Il primo segnale è ridurre del 10% il costo per le aziende, soprattutto per le piccole imprese che sono quelle che soffrono di più (Interventi dell’Autorità di Garanzia, riduzione degli incentivi cosiddetti interrompibili).

2. Tasse. Chi produce lavoro paga di meno, chi si muove in ambito finanziario paga di più, consentendo una riduzione del 10% dell’IRAP per le aziende. Segnale di equità oltre che concreto aiuto a chi investe.

3. Revisione della spesa. Vincolo di ogni risparmio di spesa corrente che arriverà dalla revisione della spesa alla corrispettiva riduzione fiscale sul reddito da lavoro.

4. Azioni dell’agenda digitale. Fatturazione elettronica, pagamenti elettronici, investimenti sulla rete.

5. Eliminazione dell’obbligo di iscrizione alle Camere di Commercio. Piccolo risparmio per le aziende, ma segnale contro ogni corporazioni. Funzioni delle Camere assegnate a Enti territoriali pubblici.

6. Eliminazione della figura del dirigente a tempo indeterminato nel settore pubblico. Un dipendente pubblico è a tempo indeterminato se vince concorso. Un dirigente no. Stop allo strapotere delle burocrazie ministeriali.

7. Burocrazia. Intervento di semplificazione amministrativa sulla procedura di spesa pubblica sia per i residui ancora aperti (al Ministero dell’Ambiente circa 1 miliardo di euro sarebbe a disposizione immediatamente) sia per le strutture demaniali sul modello che vale oggi per gli interventi militari. I Sindaci decidono destinazioni, parere in 60 giorni di tutti i soggetti interessati, e poi nessuno può interrompere il processo. Obbligo di certezza della tempistica nel procedimento amministrativo, sia in sede di Conferenza dei servizi che di valutazione di impatto ambientale. Eliminazione della sospensiva nel giudizio amministrativo.

8. Adozione dell’obbligo di trasparenza: amministrazioni pubbliche, partiti, sindacati hanno il dovere di pubblicare online ogni entrata e ogni uscita, in modo chiaro, preciso e circostanziato.

Parte B – I nuovi posti di lavoro

Per ognuno di questi sette settori, il JobsAct conterrà un singolo piano industriale con indicazione delle singole azioni operative e concrete necessarie a creare posti di lavoro.

a) Cultura, turismo, agricoltura e cibo.
b) Made in Italy (dalla moda al design, passando per l’artigianato e per i makers)
c) ICT
d) Green Economy
e) Nuovo Welfare
f) Edilizia
g) Manifattura

Parte C – Le regole

1. Semplificazione delle norme. Presentazione entro otto mesi di un codice del lavoro che racchiuda e semplifichi tutte le regole attualmente esistenti e sia ben comprensibile anche all’estero.

2. Riduzione delle varie forme contrattuali, oltre 40, che hanno prodotto uno spezzatino insostenibile. Processo verso un contratto di inserimento a tempo indeterminato a tutele crescenti.

3. Assegno universale per chi perde il posto di lavoro, anche per chi oggi non ne avrebbe diritto, con l’obbligo di seguire un corso di formazione professionale e di non rifiutare più di una nuova proposta di lavoro.

4. Obbligo di rendicontazione online ex post per ogni voce dei denari utilizzati per la formazione professionale finanziata da denaro pubblico. Ma presupposto dell’erogazione deve essere l’effettiva domanda delle imprese. Criteri di valutazione meritocratici delle agenzie di formazione con cancellazione dagli elenchi per chi non rispetta determinati standard di performance.

5. Agenzia Unica Federale che coordini e indirizzi i centri per l’impiego, la formazione e l’erogazione degli ammortizzatori sociali.

6. Legge sulla rappresentatività sindacale e presenza dei rappresentanti eletti direttamente dai lavoratori nei CDA delle grandi aziende.

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Forse sta tornando una destra

Forse in Italia sta tornando un forza politica di destra. Attenzione però, non mi riferisco alla destra estrema ma alla destra vera e propria. Non chiamiamola centrodestra chiamiamola destra. In questi anni si sono diffuse troppe sfumature nello schieramento politico che siede nell’ala destra del Parlamento: estrema destra, centro destra, destra, moderati, conservatori, liberali, popolari e simili amenità. La verità è che in questi anni in Italia la destra non è esistita: Berlusconi e il suo partito rappresentano infatti una forza semplicemente populista (e non popolare) e assolutamente illiberale, dal momento che le uniche liberalizzazioni degli ultimi 20 le ha fatte Prodi. Questo ha rappresentato un vantaggio per una certa sinistra giustizialista e moralista che aveva in Berlusconi l’avversario perfetto. Tant’è che spesso si scherza dicendo che Berlusconi è un personaggio creato dalla sinistra. Il PD ha provato a fare una campagna elettorale parlando delle vicende private di Berlusconi ma ha miseramente fallito. Infatti sono convinto che l’assenza di una forza politica di destra ha danneggiato più il PD di altri. Ma forse in Italia la destra non è mai esistita. Prima il fascismo poi Berlusconi, passando per una D.C. che altro non era se non un’unione di uomini di destra e sinistra (Dossetti, La Pira, Zaccagnini, Moro, Fanfani) di fede cattolica ed anticomunisti. Un problema non indifferente per un Paese storicamente di destra.

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Quanto siamo importanti per l’Europa

Stasburgo GD ERFinita la doppia esperienza sull’Europa orgnizzada dai Giovani Democratici dell’Emilia-Romagna prima a Porretta Terme (dal22 al 24 novembre) poi a Strasburgo (dal 10 al 12 dicembre), posso affermare quanto segue: l’Europa è molto più presente nella nostra vita di quanto noi pensiamo. Infatti circa l’ 83% delle decisioni prese nel contesto nazionale sono in realtà attuazioni di direttive o risoluzioni europee.

Ed il Parlamento europeo, spesso presentato come una fantoccio della commissione, ha in realtà grossi poteri soprattutto grazie allo strumento della direttiva. Inoltre il parlamento europeo che verrà rinnovato a maggio del prossimo anno sarà quello con più poteri nella storia dell’Europa.

Grazie alla lezione del prof. Rizzo presso il Parlamento di Strasburgo ho capito davvero quanto il percorso di integrazione europea sia avviato e quanti vantaggi apporta. Ma si sa, i vantaggi si scoprono solo quando non ci sono più.

Proviamo a tornare indietro nel tempo di 60 anni: divisione, guerre, economia semi-autarchica, mobilità di merci e persone uguale a zero. Oggi il mercato unico e l’unione hanno cambiato tutto.

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Tobin tax e soliti noti

TTaxSe ne parla poco ma può essere un punto fondamentale dal quale ripartire: la Tobin tax. Non voglio fare un excursus sulla vita di James Tobin e sul suo pensiero economico; è invece necessario ricordare ciò che segue: il professore, nobel per l’economia nel 1981, aveva pensato ad una tassa che colpisse tutte le transazioni finanziarie mondiali, eccetto i titoli di Stato. La tassa sarebbe dovuta essere quasi impercettibile per ogni singolo transazione ma moltiplicata per i miliardi di scambi avrebbe dovuto portare ad un gettito doppio rispetto alla cifra necessaria per sconfiggere la povertà assoluta nel mondo. I titoli di Stato sono ovviamente esclusi in quanto posseduti da fette ampissime di popolazione e in quanto necessari per rifinanziare lo Stato stesso. La tassa dunque nasce con nobili scopi: servizi pubblici migliori e gratuiti, meno tasse sui redditi bassi ed altri storici cavalli di battaglia della sinistra. Tobin infatti si è sempre detto di sinistra e con la sua tassa intendeva colpire i grandi speculatori che non portano vantaggio alla collettività.

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Chi sono i veri antieuropeisti

Jota Castro - bandiera Europa lacerataPopulisti, anti-Europa o epiteti simili vengono affibiati a partiti e movimenti in tutta Europa. Per esempio il M5S in Italia o Syriza in Grecia. Su questo punto vorrei però fare una riflessione più approfondita. Siamo sicuri che questi movimenti e partiti chiedano lo scioglimento dell’Europa e della moneta unica? O forse chiedono solo un’Europa diversa? Alexis Tsipras è il segretario di Syriza, partito di sinistra che nelle ultime elezioni parlamentari in Grecia si è manifestato come secondo partito del Paese. Tsipras è attualmente visto dalla nomenklatura dominante in Europa come un nemico. Credo che citando solo alcune delle sue idee sull’Europa, gran parte della popolazione stenterebbe a capire i motivi di tale avversione. Un’ Europa che metta in comune i debiti di ogni Nazione, che emetta eurobond, che affronti unita il tema immigrazione. In questo momento si sta facendo tutto il contrario delle ricette proposte da Tsipras. La situazione è complicata: le Nazioni sono state sollevate da grandi prerogative che però non sono state completamente affidate alle Istituzioni europee. Dunque è lecito e doveroso pretendere un’altra Europa.

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