7 ottobre 2011: dalla parte degli studenti

Quella che, a cominciare dal 19 settembre, ha aperto i battenti a quasi 8 milioni di studenti è una scuola con meno insegnanti, meno presidi, meno bidelli e meno ore di lezion e. Agli 8 miliardi tagliati nel 2008 si sono sommati quelli della “manovra estiva”. Al suono della campana d’inizio mancano 9.245 insegnanti nella sola scuola primaria e altri 8.959 nella scuola secondaria che si sommano ai 68mila docenti e ai 30mila tecnici-amministrativi già lasciati a casa nei due anni precedenti. Più di 130mila posti di lavoro persi in tre anni. Un massacro. Adeguare la realtà scolastica ai numeri decisi dal ministero dell’Economia non è stato semplice e ha comportato di fatto una riduzione dell’offerta formativa e delle ore di lezione in ogni ordine e grado. Agli studenti con handicap non sono garantite le ore di sostegno di cui avrebbero bisogno e le classi ormai sono diventate pollai, con punte che arrivano fino ai 35 alunni per aula. Nella scuola primaria, il tempo pieno di fatto non esiste più. Al suo posto ci sono i salti mortali di insegnanti e presidi per coprire le 40 ore settimanali che le famiglie continuano a chiedere. Continue reading

Piazza del Popolo 1

Il Partito Democratico, il 10 settembre del 2011, ha inaugurato una nuova sede, in pieno centro storico. All’inaugurazione, in Piazza del Popolo 1, era presente anche Francesco Berti Arnoaldi. La sede è stata intitolata al suo grande amico: Enzo Biagi.

Enzo Biagi, è stato giornalista, scrittore, e conduttore televisivo. Uno dei giornalisti italiani più popolari del ventesimo secolo. Sin da bambino, vedeva il ruolo del giornalista, come quello di un vendicatore, che lo avrebbe portato a scoprire il mondo, e reso capace di riparare torti ed ingiustizie. La sua carriera iniziò durante la sua vita studentesca, quando, insieme ad alcuni compagni di scuola, diede vita al Picchio. Il giornale fu soppresso a pochi mesi dalla nascita, per imposizione del regime. Da allora nacque in Enzo Biagi una forte indole antifascista.

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Le mie Frattocchie

Dal 2 al 4 settembre, a Firenze, alcuni militanti del Partito Democratico, hanno partecipato  alla scuola di politica chiamata Frattocchie 2.0. Frattocchie è anche il nome di una piccola frazione del comune di Marino, a 20 km da Roma, ricordata per la Scuola di Frattocchie dove, fino al 1991, c’era la sede della scuola dei dirigenti del Partito Comunista Italiano.

Questa di Frattocchie 2.0, era la terza edizione, di una nuova scuola di politica che della vecchia mantiene solo il nome. Nel 2009, anno della prima edizione, Francesco Verducci la descrive come la “volontà di cogliere il meglio delle nuove tecnologie”. Il responsabile comunicazione online e new media per il PD, concludeva Frattocchie 2.0 il 6 settembre del 2009 con la sessione “Consigli a un giovane blogger”. In quell’anno vi partecipo’ anche Paolo Gentiloni, Deputato PD. Nel 2010, è stato possibile avere come ospiti Giuseppe Civati, Fausto Raciti, Nico Stumpo. E’ stata relatrice anche l’ex redattrice dell’Unità Concita de Gregorio.

A sinistra il blogger libico

Il primo giorno dell’edizione di quest’anno, io ed altri due ragazzi siamo arrivati alla festa democratica presso il parco Le Cascine di Firenze. Nessuna indicazione su Frattocchie 2.0. Nessuno che sapesse di che cosa si trattasse. Ad un certo punto, ci ha salvati Lorenzo Romoli. In contatto con l’organizzazione, ci ha guidati verso Santa Maria Maggiore. Continue reading

Indro Montanelli: una breve antologia per una riscossa civica

Dal 22 luglio appena trascorso sono passati dieci anni dalla scomparsa di Indro Montanelli. Era il 22 luglio del 2001. Io avevo 13 anni, e proprio in quei giorni iniziavo ad affacciarmi alla politica con i fatti del G8 di Genova che, con la loro violenza ma al contempo il loro slancio giovanile carico di sogni (oggi considerati superati) , costituirono uno scossone molto forte . Troppo giovane quindi per averlo visto all’ opera nel mezzo dell’ agone politico, ma non a tal punto da non essere in grado di avvertirne la fama e lo spessore. La mia personale (ri)scoperta di Montanelli avvenne in un momento ben preciso, quando uscendo dal teatro dove avevo visto lo spettacolo di Marco Travaglio “Promemoria” comprai al banco dei libri “Montanelli ed il Cavaliere”. A questo se ne aggiunsero altri che citerò man mano.
Con questo articolo più che un saggio su Montanelli vorrei fare una breve antologia di suoi scritti. E questo essenzialmente per due motivi. Il primo risponde alla domanda “a chi importerebbe il mio parere su Montanelli?”: a nessuno. Appunto. Alle tante voci che si mescolano nel coro dei commentatori, alcuni autorevoli, altri meno, una in più non servirebbe a nulla.
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