Ecco perché amo la politica

Classe Dem 1Titolo originale: “ClasseDem mi ha insegnato perchè amo la politica”
Scritto da: Lorenzo Borga, 12 aprile 2016
Dal blog: “Lo stato solido”

Scrivo questo post a poco più di 24 ore dalla chiusura della prima edizione di ClasseDem. Per chi non lo sapesse, si tratta della scuola nazionale di formazione politica organizzata dal Partito Democratico, 5 weekend di incontri e conferenze a Roma, da febbraio ad aprile. Un’esperienza importante che ha coinvolto 400 ragazzi e ragazze da tutta Italia e che dimostra quanto il mio partito, il Partito Democratico (ebbene sì, sono tesserato da ottobre 2015 da quando lavoro a “Una nuova Scuola per il Trentino“) punti sulla formazione e sulla selezione della classe dirigente. Una delle funzioni fondamentale che la democrazia rappresentativa affida ai partiti, che se ne prendono ancora troppo poco carico.

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ER giovani in prima linea – L’Emilia-Romagna che investe nel futuro

er gdCome Giovani Democratici di Cesena e dell’Emilia-Romagna abbiamo preparato un documento in vista delle prossime elezioni regionali del 23 novembre 2014. Tale documento è stato presentato a Bologna, lo scorso lunedì 3 novembre (era presente anche una delegazione dei GD cesenati), al candidato Presidente per la Regione Emilia-Romagna per il centro-sinistra Stefano Bonaccini che ha accolto con favore le nostre idee, ed il fatto che si sia detto pronto ad integrare queste proposte nel suo programma è un ulteriore segno del suo forte impegno per costruire un progetto all’avanguardia per questa regione.
“ER giovani in prima linea – L’Emilia-Romagna che investe nel futuro” è un progetto dedicato agli under 35, studenti e lavoratori, della nostra regione.
Un piano generazionale con obiettivi ambiziosi: abbattimento della precarietà, introduzione del reddito minimo garantito, stabilizzazione dei rapporti di lavoro, trasporti gratuiti o con forti sconti, piano casa con agevolazioni per vivere soli o in coppia, sanità agevolata, viaggi all’estero per studenti, diritto allo studio con forte investimenti su studentati, mense e servizi, potenziamento del comparto turistico e promozione della cultura ed arte.
Per leggere la versione integrale del documento clicca qui!

I giovani in Emilia-Romagna nei prossimi trent’anni: cultura e turismo come risposta alla crisi

Biblioteca MalatestianaIn merito al precedente articolo sul futuro della Regione Emilia-Romagna e su come c’è la immaginiamo per i prossimi trent’anni, proponiamo ora delle riflessioni sul futuro della cultura e turismo per i giovani nella nostra regione.

•Nei prossimi anni e decenni le prospettive di sviluppo culturale e turistico della nostra regione vanno pensate all’interno di una progettazione e valorizzazione territoriale più ampia. Bisogna realizzare una Piattaforma Turistico/Culturale Emiliano-Romagnola che colleghi e metta a sistema le varie realtà ed eccellenze regionali, dall’arte all’enogastronomia. Infine è bene ricordare che la nostra Regione si connota più di altre per la presenza di un capitale sociale e di un insieme di forze cooperative che hanno permesso in passato, e permetteranno sempre di più in futuro, la tenuta del tessuto civile di cittadinanza.

•Se Ravenna dovesse essere designata Capitale Europea della Cultura per il 2019 (la proclamazione avverrà a breve: il 17 ottobre 2014), la città bizantina e con essa l’Emilia-Romagna si potrebbero trasformare in un luogo d’incontro e di dialogo tra culture diverse; la candidatura e l’eventuale vittoria hanno l’ambizioso obiettivo di portare “il sistema Romagna ed Emilia” ad emergere a livello nazionale ed europeo come macrolaboratorio di sperimentazione, capace di produrre cultura in maniera partecipata e sinergica. Un’opportunità ed un’importante vetrina che permetterebbe di attrarre l’interesse di cittadini, associazioni ed aziende da tutta Europa con significative ricadute positive oltre che in ambito culturale anche in quello lavorativo ed occupazionale.

•Le istituzioni culturali come biblioteche, musei e teatri devono rafforzare le relazioni con altre istituzioni come scuole ed università, insieme ai quali allestire un’offerta integrata di servizi volti ad una più alta partecipazione alla vita culturale specialmente nei confronti dei più giovani per stimolarli culturalmente, perché sostenere l’energia creativa dei giovani e la loro capacità di innovazione significa aiutarli a sviluppare le proprie potenzialità e a trovare un’occupazione futura.

•Le associazioni culturali presenti nelle città della nostra regione vanno maggiormente valorizzate in modo da poter prestare maggiormente supporto ai giovani artisti concedendo loro spazi per la realizzazione e fruizione di opere ed artigianato artistico, con la finalità di rendere più fruibili i luoghi dell’incontro e dell’espressione artistica, magari valorizzando e ristrutturando edifici abbandonati.

•Concedere ai giovani poderi o fattorie abbandonate in modo da sviluppare una rete di agriturismi od aziende agricole volte a promuovere il “buon vivere” e la ricca cultura agreste ed enogastronomica emiliano-romagnola.

•Rendere maggiormente fruibili le biblioteche come luogo di studio, socializzazione e crescita delle nuove generazioni. 
Occorrono accoglienza ed orari flessibili che incontrino le necessità di chi cerca un luogo aperto per consultare un libro, studiare per un esame o semplicemente leggere un giornale.

•Avvicinare le persone, specialmente i più giovani, all’arte, in particolare quella contemporanea, re-inventando il concetto dei musei e spazi per esposizioni d’arte contemporanea, magari aprendoli anche ad iniziative legate alla movida locale ed eventi ludici.

•Creare delle “StartArt”, su modello delle più famose StartUp, come incubatori di creatività, luoghi d’incontro ove giovani artisti e designer possano confrontarsi e collaborare. Le “StartArt” potrebbero essere anche luoghi di scouting ove aziende abbiamo bisogno di ricercare figure professionali in vari ambiti come in car design, fashion design, furniture design, exhibition design, color design, web design, eccetera.

Conclusioni:
Insieme, giovani e non, possiamo rinnovare le nostre città e la nostra regione, partendo dalla cultura, come risposta all’attuale crisi che oltre ad essere economica è anche morale e sociale. L’Emilia-Romagna ha bisogno di sperimentare un nuovo modello di sviluppo, che guardi all’Europa, capace di rigenerare il territorio e rafforzare il capitale sociale, così facendo si creeranno straordinarie opportunità per avviare un processo di riflessione e “reinvenzione” di sé stessi. L’idea è quella di “contaminare” i paesaggi attuali con i linguaggi della cultura e dell’arte per avviare un processo di riscrittura delle città e dei suoi luoghi. La sfida sarà usare la cultura per attivare nuove energie e guidare il processo di cambiamento delle città, anche attraverso un programma di pianificazione culturale, urbanistica, di lavori pubblici e mobilità che dovrebbero sfociare in un unico Piano per le politiche ed attività Culturali Regionale. Una città ed una regione culturalmente vivace ed attiva aiuta a sviluppare le capacità dei propri giovani ed è inoltre maggiormente attrattiva da un punto di vista turistico. Ricordiamo che in Italia oltre il 63% degli impiegati nel settore turistico ha meno di 40 anni ed il 30% meno di 30. La vocazione turistica e ricettiva del nostro Paese e dell’Emilia-Romagna rappresenta un tassello perfetto per poter coniugare il mondo culturale ed il mondo delle imprese.

I giovani nell’Emilia-Romagna dei prossimi trent’anni

Un aiuto ci giunge dall'Europa ma è ancora poco

Un aiuto ci giunge dall’Europa ma è ancora poco

Tralasciando le recenti vicende riguardanti le primarie di coalizione per le regionali, i Giovani Democratici emiliano romagnoli vogliono dare un contributo concreto alla discussione programmatica che (finalmente) si sta sviluppando in regione.

Quale Emilia-Romagna vogliamo nei prossimi trent’anni? E’ davvero possibile una regione a misura di giovane? sembra quasi grottesco parlare di una riscossa dei giovani in un momento di assoluta crisi economica e valoriale per tutte le giovani generazioni. Invece proprio da questa depressione totale delle politiche giovanili dobbiamo trarre un’importante lezione: senza giovani preparati ed intraprendenti la nostra società è destinata alla fine.
E’ necessario, innanzitutto, prendere esempio da buone pratiche in campo di politiche per i giovani che ci giungono da altra regioni ed altri paesi.
In secondo luogo, è giunto il tempo di cambiare definitivamente la credenza assai diffusa secondo cui i denari spesi per i giovani in svariati ambiti siano denari sprecati e senza alcun ritorno. Quelle che in un orizzonte di breve termine sono spese come tante altre che uno Stato ha, nel giro di pochi anni diventano investimenti. Il loro ritorno è, inoltre , estremamente concreto: giovani che fondano aziende di successo mondiale grazie ad una formazione di alto livello, giovani dotati di un “know how” in grado di attirare investimenti privati. Di conseguenza il ritorno è anche spirituale e astratto ma assai importante.

Ma come fare tutto questo?

Di seguito alcune idee che potranno dare un contributo alla discussione programmatica in seno alla giovanile regionale.

  • Esperienza lavorativa in una realtà estera (in particolare aziende) in modo da apprendere un “know-how” da riportare poi in regione ed una lingua straniera. Sarebbero coinvolte le realtà imprenditoriali e pubbliche del territorio che trarrebbero vantaggio dall’assumere giovani che, grazie alle  competenze acquisite, le permetterebbero di ampliarsi in ambito internazionale (l’unico orizzonte possibile per quasi tutte le imprese della regione). Il soggiorno estero sarebbe anche supportato da una borsa di studio. Questo progetto, in fase di sperimentazione da parte della Regione Lazio (“Torno subito”), sarebbe da integrare alla Garanzia Giovani che nella nostra regione favorisce l’entrata nel mondo del lavoro e/o la specializzazione di giovani tra i 15 ed i 29 anni. Il difetto della Garanzia Giovani sta proprio nella scarsa importanza data all’internazionalizzazione dei giovani stessi. La nostra regione è sempre più proiettata verso il mondo perciò è assolutamente necessario che i giovani non si trovino in imbarazzo di fronte ad un orizzonte che è diventato globale.
  • Sostegno economico per studenti (22-29 anni), con ISEE basso, che decidono di frequentare scuole internazionali ad alta specializzazione ma con costi molto alti e che decidono di tornare poi in Regione per rimettere in gioco le alte competenze acquisite. Questo sostegno si rende necessario in quanto in Italia non siamo dotati di scuole di alta gamma per il post-laurea. Parallelamente è necessario un serio investimento nella costituzione di corsi estremamente specifici e qualificati per la creazione di un profilo professionale di alto livello nel post-laurea.
  • Sulla scia del progetto di formazione professionale nato dalla collaborazione tra Ducati, Lamborghini e gli istituti “Aldini Valeriani” e “Belluzzi-Fioravanti”, potenziamento del rapporto tra scuola/università e lavoro ove possibile. Anche in tal caso è necessario uno stretto rapporto tra enti pubblici ed imprese. Quest’ultime non sarebbero certo da favorire tramite estemporanei quanto inutili sgravi fiscali sull’assunzione di giovani ma esse stesse trarrebbero vantaggio dall’entrata in azienda di profili estremamente qualificati e già con esperienze lavorative.
  • Favorire gli interscambi con scuole di tutto il mondo da parte delle scuole (in particolare superiori) emiliano-romagnole. Quindi soggiorni di almeno due mesi all’estero (durante un periodo di frequenza scolastica nel paese ospitante) per imparare la lingua e allargare l’orizzonte futuro dei giovani. Ugualmente altri giovani verrebbero ospitati per un soggiorno studio in Emilia-Romagna. La regione dovrebbe quindi facilitare l’apertura e la continuazione di relazioni con istituti esteri. Questo progetto è presente in diverse scuole emiliano-romagnole ma senza alcuna rete di connessione regionale che ne permetta l’allargarsi e il rafforzarsi.
  • Sostegno del diritto allo studio, in particolare delle fasce più deboli della popolazione giovanile. Allargamento degli studentati con affitto calmierato per gli universitari il cui ISEE è sotto una certa soglia. Inoltre maggiori borse di studio specifiche per studenti meritevoli in precarie condizioni economiche. Continuazione dell’ottimo servizio di aiuto nel pagamento delle spese per l’acquisto dei libri di testo a favore degli studenti con ISEE basso delle scuole medie e superiori.
  • Aperture delle biblioteche, delle aule studio e, se necessario, anche degli istituti scolastici, in fasce orarie ampie (anche fino a mezzanotte).
  • Misure che incentivino l’inclusione scolastica. Corsi di approfondimento e recupero durante tutto l’anno scolastico.
  • Promozione di incontri nelle scuole su alimentazione e droghe.
  • Mense convenzionate per studenti (servizio già ottimo in tutta la Regione).
  • Sconti nel prezzo degli abbonamenti per studenti pendolari con un reddito ISEE basso. Obbligo della costituzione da parte delle aziende del trasporto pubblico locale dei “comitati consultivi degli utenti” (come previsto nella legge regionale 30/98 art. 17) che favorirebbero senza dubbio un maggior servizio negli orari di punta di entrata e uscita a/da scuola.
  • Prezzo dell’abbonamento al bus o alla corriera in base all’ ISEE e al numero di figli.
  • Servizio civile riservato al 50% ai “NEET” fra i 16 e i 29 anni.
  • Incubatrice unica regionale di start-up su cui si devono concentrare gli investimenti finora dispersi in decine di piccoli progetti . Il policentrismo in questo caso risulta sbagliato in quanto le aziende ad alto livello di innovazione tendono a svilupparsi unicamente in veri e propri distretti che le permettano di mettersi in rete tra loro e che consentono agli enti locali di fornire maggiori servizi (banda larga ed altre infrastrutture). Evidentemente questa unica grande incubatrice necessita di un’università vicino. Il rapporto tra start-up e università è strettissimo, le une si nutrono del lavoro dell’altra e viceversa. Trovandosi a Bologna una delle maggiori università d’Europa ed anche un ottimo (forse il migliore al mondo) distretto ad alta innovazione nel packaging, la destinazione delle nuove start-up deve essere unica, la provincia di Bologna.
  • “No tax area” e credito agevolato per le imprese di giovani tra i 19 e i 40 anni.
  • Una sempre maggiore copertura degli asili, in particolare a favore di famiglie a ISEE basso. Nonostante siamo la prima Regione per il servizio degli asili nido, c’è ancora del lavoro da fare. Agevolazioni fiscali per le aziende medio-grandi che decidono di costruire asili aziendali.
  • “Social housing”, ovvero: una locazione di 10/15 anni ad affitto calmierato (massimo 20/30% del reddito familiare) al termine della quale gli abitanti possono decidere se riscattare l’abitazione, anche tramite un mutuo, o lasciarla. La bassa redditività per i costruttori è compensata dalla mano della CDP. Un modello vincente, in primis per le giovani coppie. Ma anche per gli enti pubblici, per il territorio e per imprese edili.

 

 

Io sto con l’Unità

io-sto-con-lUnità-300x150Riproponiamo un’interessante lettera indirizzata al giornalista de la Repubblica Michele Serra scritta da un giovane “democratico” che ha voluto distinguersi da quella parte “indifferente” della nostra generazione.

Da: “La Striscia Rossa”
Scritto da: Roberto Coppola, 3 agosto 2014
Titolo originale: “Risposta aperta a Michele Serra”

Carissimo Michele Serra, ti scrivo dicendoti prima di tutto che seguo religiosamente la tua rubrica, e che per me è fonte di ispirazione e analisi quotidiana.

Come ogni giorno oggi ho letto L’Amaca e ho letto le tue riflessioni sulla chiusura di un giornale storico: L’Unità. Devo confessarti che aspettavo un tuo commento al riguardo.

Vedi, io ho questo mese compio diciannove anni, la prima volta che comprai il giornale ne avevo sedici, comprai proprio L’Unità, da quel momento è cominciata la mia formazione politica, così ho cominciato a scoprire il mondo. Oggi scrivi: “La politica, i partiti, i giornali: è la trinità che ha illuminato la giovinezza di chi oggi viaggia dai cinquanta in su. Trovatemi qualcuno, al di sotto dei trentacinque anni, che consideri un partito o un giornale parte decisiva della propria identità. Figurarsi un giornale di partito.” Ecco, su questo punto vorrei risponderti, io ho meno di trentacinque anni, sono della generazione del 95, quella cresciuta guardando i cartoni animati su Italia Uno e nel pieno della “rivoluzione tecnologica”. Faccio parte di quella generazione che è nata dopo la caduta del Muro Di Berlino e che non ha potuto conoscere la “potenza” e la “forza aggregativa” di quei partiti di massa che fanno parte ormai del passato, non ho conosciuto Berlinguer se non sui libri di storia, non ho conosciuto le manifestazioni di piazza sotto una bandiera e non ho assistito alla creazione di quella “gioiosa macchina da guerra” che poi come naturale evoluzione è diventata il PD. Sostieni che sotto i trentacinque anni nessuno considera un partito o un giornale “parte decisiva della propria identità”, ti sbagli: io al congresso del Partito Democratico di novembre ho fatto la mia prima tessera e sono entrato nei Giovani Democratici, convinto che il mio essere progressista, il mio portare con orgoglio L’Unità nella tasca laterale del jeans fosse parte integrante della mia identità. Che mi distinguesse da quella parte “indifferente” della mia generazione che pensa solo alla discoteca e a divertirsi. Il Mio Partito e il Mio Giornale per me sono parte integrante della mia identità di individuo, il mio far parte di una comunità è una cosa che mi da la forza per battermi per un mondo migliore, come tu stesso hai scritto nella tua rubrica “il sentirsi parte di una comunità era più importante”, ed è più importante, perché in un mondo che accorcia le distanze, e forse contemporaneamente le aumenta sentirsi parte di un qualcosa per me è fondamentale. Credo che questo sia un modo d’essere che non riguarda solo me, grazie ai Giovani Democratici ho conosciuto tanti compagni e compagne che – come me – danno il loro tempo, le loro energie e il loro entusiasmo per il Partito e per un’ideale comune. Proprio la settimana scorsa ero con loro alla Festa de’ L’Unità di Napoli organizzata interamente dai GD e alla quale ha partecipato anche Bersani. E tutti noi per cinque giorni siamo stati li, sotto il sole, a montare i banchetti, i gazebo, il palco e gli impianti mentre tanti nostri coetanei erano al mare, “indifferenti”. Quella parola: “indifferenti”, quelli che Gramsci odiava e che io non comprendo.

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Uno storico risultato per l’Italia e Cesena

GD Foto EC 2014“Questo Paese è decisamente migliore di come ce lo raccontiamo”. Così il premier e segretario del Pd Matteo Renzi nell’apertura della conferenza stampa a Palazzo Chigi dopo le europee dove ha sottolineato come “gli italiani hanno dimostrato, con una partecipazione significativa, forse la più alta d’Europa, che c’è un’Italia profonda che non si rassegna”. “Il primo segnale, prima ancora del risultato è che l’Italia c’è, è più forte delle paure che la attraversano ed è in grado di incidere con più forza in Europa. Io avverto questa responsabilità innanzitutto”.
“E’ stata una campagna elettorale molto feroce, dico ai a chi sarà eletto di abbassare i toni e alzare le ambizioni. Il risultato di questa notte ci dice che il cambiamento che abbiamo promesso deve arrivare in tempi ancora più veloci”.
“Grazie dal profondo del cuore a tutti italiani che hanno dimostrato con una partecipazione molto significativa, una delle più alte d’Europa, che questo Paese è decisamente migliore di come ce lo raccontiamo. L’Italia c’è! Confermo, non era un referendum sul governo, non lo considero un voto su di me. E’ un voto di speranza straordinaria di un Paese che ha tutte le condizioni per cambiare e per invitare l’Europa a cambiare. In Europa da una parte le forze che vengono definite populiste in alcuni Paesi hanno ottenuto un risultato straordinario e in altri un risultato significativo. Dall’altra parte c’è un’idea di Europa che ha fallito. Nel mezzo il grande spazio per il cambiamento possibile: riportare l’Europa ad essere il luogo delle famiglie, delle imprese. Questo è il nostro sogno. Questo risultato ci spinge fortissimamente ad avere consapevolezza del nostro compito”.

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I Giovani Democratici sbarcano anche a Cesenatico

GD CesenaticoDall’idea di un gruppo di studenti liceali di Cesenatico nascono i Giovani Democratici anche a Cesenatico, saranno aggregati alla Federazione dei Giovani Democratici di Cesena.
Il gruppo, costituitosi nel corso dell’ultimo mese, ha già raccolto una decina di adesioni, tutti ragazzi di età compresa tra i 16 e i 19 anni.
Scopo di questa nuova aggregazione di studenti sarà coinvolgere il maggior numero di coetanei per l’organizzazione di iniziative culturali come concerti, cineforum, mostre, oltre alla realizzazione di iniziative politiche per la sensibilizzazione dei ragazzi di Cesenatico sui temi collegati alla politica nazionale e locale.
È già in cantiere un’iniziativa pubblica, fissata per il mese di febbraio, durante la quale ci sarà la presentazione ufficiale del gruppo. Alla serata parteciperanno rappresentanti provinciali e regionali dei Giovani Democratici.
La raccolta delle adesioni è aperta a tutti gli interessati di età compresa tra i 14 e i 29 anni e, entro il mese di marzo, si terrà il primo congresso che definirà la distribuzione degli incarichi interni all’organizzazione.

Dal Liceo “Righi” idee bio per il futuro

Verde 1Cesena ha fatto da apripista per il progetto europeo “Io giovane cittadino in Europa”, coordinato dalla Cooperativa Controvento con la partnership, fra gli altri, dei Comuni di Cesena, Forlì, Rimini, delle Facoltà di Architettura e Psicologia, e del Centro per l’Innovazione e lo Sviluppo Economico della Camera di Commercio della Provincia di Forlì-Cesena. Vi hanno partecipato giovani fra  i 18 e i 25 anni delle tre città, l’iniziativa ha l’obiettivo di stimolare la capacità progettuale e la partecipazione civile dei ragazzi attraverso lo sviluppo di una serie di progetti.

 

Tra le varie proposte presentate colpisce piacevolmente quella di sei ragazzi della classe 5° B-R del Liceo Scientifico “Augusto Righi” di Cesena: augurano una città più sensibile al verde ed all’agricoltura biologica grazie al progetto “Il mio piccolo bio”.

Esso vuole essere uno strumento di educazione del cittadino alla salute, al benessere ed al controllo diretto della propria alimentazione. I ragazzi promotori del programma spiegano che «l’idea è nata dalla constatazione della carenza di spazi verdi nella nostra città e in particolare nel privato e abbiamo pensato che potrebbe essere importante integrare la cultura della natura anche nel quotidiano. Abbiamo pensato allora ad un modo per recuperare la cultura e la cura del verde, carente nel nostro paese».

 

Continuano: «gli obbiettivi che ci siamo posti sono stati quelli di favorire la riflessione sulla necessità di rilocalizzare la produzione di cibo, per incrementare l’autonomia e la resilienza alimentare locale, di promuovere uno stile di vita basato sull’autonomia personale e d’incentivare l’autoproduzione di cibo a livello locale domestico, incentivando un’alimentazione più sana, sottoposta a controllo diretto».

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Che fine hanno fatto i giovani in politica?

Da “La Parola”, rivista di cultura politica in Romagna

Scritto da Valeria Gualdi in maggio 2013

Titolo originale: “La partecipazione politica giovanile a Cesena: voci e problemi di una generazione troppo spesso ignorata”

Stasburgo GD ERSe nella tradizione democratico-rappresentativa legittimità e fiducia sono assorbite e unificate attraverso il meccanismo elettorale di cui il voto è l’atto di massima simbolizzazione, qualcosa è oggi decisamente mutato. Che il partito in grado di capitalizzare il maggior numero di consenso sia quello del non-voto è il mantra che le molte voci del dibattito pubblico recitano incessantemente, alimentando la favola della passività civile dilagante.

L’astensione in perenne crescita è certo la novità politica ormai divenuta norma, anche a causa dell’insipienza di una classe politica incapace di far fronte alla sempre più netta (e traumatica) rottura del rapporto tra rappresentati e rappresentanti. Rottura dal volto però ancor più inquietante se si considera la distribuzione anagrafica della disaffezione: è tra le giovani generazioni che si conta infatti la maggior parte di astenuti.

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Renzo Piano e la città: una sfida coi giovani

renzo-pianoOggi, a Genova, la prima riunione del gruppo dei sei architetti nella Fondazione Renzo Piano a Punta Nave. La squadra di giovani architetti G124 (dal numero della stanza del senatore Piano a Palazzo Giustiniani) si occuperà della trasformazione delle periferie delle nostre città. Infatti in Italia quasi il 90 per cento della popolazione urbana vive in periferia. I sei giovani hanno firmato contratti annuali finanziati con lo stipendio parlamentare del senatore. I giovani sono: Michele Bondanelli, Eloisa Susanna, Roberto Giuliano Corbia, Federica Ravazzi, Francesco Lorenzi e Roberta Pastori. “Il progetto più importante siete voi – ha detto l’architetto Piano rivolgendosi ai giovani – e lavorerete su un tema altrettanto importante che è quello delle periferie. Dobbiamo occuparci della città che sarà. La bellezza naturale del nostro Paese non è merito nostro, quella antropizzata dei centri storici neppure visto che ci è stata lasciata in eredità. Quello che può essere merito nostro è migliorare le periferie, che sono la parte fragile della città e che possono diventare belle”. I temi che verranno presi in esame dagli architetti (coordinati da tre tutor: l’ingegnere Maurizio Milan e gli architetti Mario Cucinella e Massimo Alvisi) riguardano l’adeguamento energetico, il consolidamento e il restauro degli edifici pubblici esistenti, il potenziamento del trasporto pubblico, i luoghi d’incontro e di scambio come piazze, mercati, strade ma anche auditorium, musei e palazzi pubblici che possono fecondare le periferie. Il sociologo Mario Abis e lo psicologo Paolo Crepet completano il team di Renzo Piano.

RISE UP a CESENA: testo della petizione

La gioventù europea sopporta per intero il peso della crisi economica. Noi siamo in prima linea di fronte alla disoccupazione, alla precarietà del lavoro, come pure alla strisciante privatizzazione della salute e del sistema di assistenza. Noi, prima di tutto, subiamo il grande costo degli alloggi, e quindi la perdita di autonomia, per cui la nostra generazione è costretta a vivere con i genitori.
Questa situazione è la diretta conseguenza delle politiche di austerità e dello smantellamento del nostro stato sociale, imposto dai conservatori e dai liberali in Europa, che ci priva del nostro futuro. Noi fermamente diciamo che la priorità in Europa è la lotta alla disoccupazione, la preservazione degli alti livelli di welfare e la diminuzione delle emissioni di gas serra. La democrazia e la volontà del popolo Europeo deve pesare di più delle decisioni dei mercati, delle agenzie di rating e della finanza.
Come giovani socialisti Europei, noi chiediamo al Consiglio Europeo e al Parlamento Europeo di fare marcia indietro sull’ austerità e di agire immediatamente in favore di un Europa fatta di occupazione, tutela dell’ambiente e democrazia. Continue reading

Lavoratori stagionali: una norma da cambiare

la riviera romagnola è per sua natura la patria del lavoro stagionaleLa riforma del lavoro cambia di molto la condizione dei lavoratori stagionali che in buona parte sono giovani. Qui in Emilia-Romagna ci sono molti ragazzi che svolgono lavori stagionali nel settore turistico/commerciale e questa riforma del lavoro peggiora molto la loro condizione.

Ai lavoratori stagionali viene assicurata infatti un’indennità di disoccupazione corrispondente al periodo di lavoro. Con la riforma si aumenta in parte l’entità dell’indennizzo ma si dimezza il periodo di fruizione producendo un saldo economico negativo e dimezzando i periodi di copertura previdenziale. I contributi figurativi che lo Stato versa nei periodi di disoccupazione non saranno infatti conteggiati se il lavoratore non raggiungerà i 35 anni di contributi e questo rappresenta un limite irraggiungibile per precari e stagionali e creerà solo risparmi per lo Stato ma sulla pelle dei più deboli. Oltre a questo aumenterà anche il numero di settimane lavorative per poter ottenere la disoccupazione.

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Battute su giovani e lavoro: questione di abito…mentale!

Il responsabile lavoro dei Giovani Democratici Emilia-Romagna, Andrea Tarroni, commenta le recenti dichiarazioni del premier Monti e di alcuni ministri del suo governo sui giovani ed il tema lavoro. Tutta colpa dei giovani?

Va bene che sono tecnici, e non hanno dimestichezza con le regole della comunicazione politica, di come a certe domande sia meglio rispondere con frasi non soggette a distorsione o fraintendimenti.
Ma se un caso isolato rappresenta una coincidenza, due mettono già un dubbio. Tre rappresentano una certezza.
Si è partiti con Michel Martone, viceministro al Lavoro: “Chi si laurea a 28 anni è uno sfigato”.
Poi addirittura il premier Monti: “I giovani italiani devono abituarsi a cambiare più di un lavoro nella vita, e poi.. che noia il posto fisso!”.
Infine il ministro degli Interni, Cancellieri: “Gli italiani vogliono il lavoro vicino a mamma e papà”.
Tre “battute”, da parte di tre autorevoli esponenti di un governo nel quale non avremmo voluto battutisti.
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