I GD per costruire un nuovo PD

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Da: “l’Unità”
Scritto da: Andrea Baldini, 14 dicembre 2015
Titolo originale: “La Factory365 per costruire un nuovo Pd”

Poco più di un anno fa ci trovavamo tutti quanti a Roma per la Factory365. Furono due giornate magiche, nelle quali il PD ritrovò quel senso di comunità attorno alla sua organizzazione giovanile. Lì c’era qualcosa di più maturo e consapevole dei nostri scontri interni, qualcosa di più bello e di più appassionante delle polemiche tra gruppi dirigenti. C’era una generazione unita che costruiva qualcosa di nuovo: una nuova idea di partito, inclusiva, originale, collettiva. Oggi, a un anno di distanza, siamo al lavoro per il congresso della nostra organizzazione. Nei mesi di ottobre e novembre abbiamo lavorato a testa bassa per prepararlo e tra qualche giorno lo convocheremo, come abbiamo deciso insieme a Luglio.

Ma cosa è il congresso dei Giovani Democratici? A cosa deve servire? A mio parere dovrà essere qualcosa di più che il cambiamento dei gruppi dirigenti “dei piccoli”. Con il congresso possiamo far vedere al paese che il Partito Democratico del futuro esiste già e si trova nella sua organizzazione giovanile: una straordinaria esperienza della quale andiamo orgogliosi e fieri; una generazione che è protagonista nella vita di questo Partito e che spesso lo dirige già in tanti territori.
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Io sto con l’Unità

io-sto-con-lUnità-300x150Riproponiamo un’interessante lettera indirizzata al giornalista de la Repubblica Michele Serra scritta da un giovane “democratico” che ha voluto distinguersi da quella parte “indifferente” della nostra generazione.

Da: “La Striscia Rossa”
Scritto da: Roberto Coppola, 3 agosto 2014
Titolo originale: “Risposta aperta a Michele Serra”

Carissimo Michele Serra, ti scrivo dicendoti prima di tutto che seguo religiosamente la tua rubrica, e che per me è fonte di ispirazione e analisi quotidiana.

Come ogni giorno oggi ho letto L’Amaca e ho letto le tue riflessioni sulla chiusura di un giornale storico: L’Unità. Devo confessarti che aspettavo un tuo commento al riguardo.

Vedi, io ho questo mese compio diciannove anni, la prima volta che comprai il giornale ne avevo sedici, comprai proprio L’Unità, da quel momento è cominciata la mia formazione politica, così ho cominciato a scoprire il mondo. Oggi scrivi: “La politica, i partiti, i giornali: è la trinità che ha illuminato la giovinezza di chi oggi viaggia dai cinquanta in su. Trovatemi qualcuno, al di sotto dei trentacinque anni, che consideri un partito o un giornale parte decisiva della propria identità. Figurarsi un giornale di partito.” Ecco, su questo punto vorrei risponderti, io ho meno di trentacinque anni, sono della generazione del 95, quella cresciuta guardando i cartoni animati su Italia Uno e nel pieno della “rivoluzione tecnologica”. Faccio parte di quella generazione che è nata dopo la caduta del Muro Di Berlino e che non ha potuto conoscere la “potenza” e la “forza aggregativa” di quei partiti di massa che fanno parte ormai del passato, non ho conosciuto Berlinguer se non sui libri di storia, non ho conosciuto le manifestazioni di piazza sotto una bandiera e non ho assistito alla creazione di quella “gioiosa macchina da guerra” che poi come naturale evoluzione è diventata il PD. Sostieni che sotto i trentacinque anni nessuno considera un partito o un giornale “parte decisiva della propria identità”, ti sbagli: io al congresso del Partito Democratico di novembre ho fatto la mia prima tessera e sono entrato nei Giovani Democratici, convinto che il mio essere progressista, il mio portare con orgoglio L’Unità nella tasca laterale del jeans fosse parte integrante della mia identità. Che mi distinguesse da quella parte “indifferente” della mia generazione che pensa solo alla discoteca e a divertirsi. Il Mio Partito e il Mio Giornale per me sono parte integrante della mia identità di individuo, il mio far parte di una comunità è una cosa che mi da la forza per battermi per un mondo migliore, come tu stesso hai scritto nella tua rubrica “il sentirsi parte di una comunità era più importante”, ed è più importante, perché in un mondo che accorcia le distanze, e forse contemporaneamente le aumenta sentirsi parte di un qualcosa per me è fondamentale. Credo che questo sia un modo d’essere che non riguarda solo me, grazie ai Giovani Democratici ho conosciuto tanti compagni e compagne che – come me – danno il loro tempo, le loro energie e il loro entusiasmo per il Partito e per un’ideale comune. Proprio la settimana scorsa ero con loro alla Festa de’ L’Unità di Napoli organizzata interamente dai GD e alla quale ha partecipato anche Bersani. E tutti noi per cinque giorni siamo stati li, sotto il sole, a montare i banchetti, i gazebo, il palco e gli impianti mentre tanti nostri coetanei erano al mare, “indifferenti”. Quella parola: “indifferenti”, quelli che Gramsci odiava e che io non comprendo.

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